La Poliarte ai tempi della smart school: «Vi spiego le nostre lezioni nell’aula virtuale»

Il direttore della Poliarte Giordano Pierlorenzi spiega come la smart school imposta dall'emergenza ha cambiato le lezioni in accademia

Giordano Pierlorenzi

La formazione online è una grande occasione per gli studenti, per i docenti e per tutta la Poliarte. Del nuovo modo di fare accademia, imposto dall’emergenza Coronavirus, parla il direttore Giordano Pierlorenzi. «Abbiamo trasformato una difficoltà in opportunità, creando un livello parallelo, e quindi non più episodico, alla didattica tradizionale – ha detto il dirigente- le nuove tecnologie ci sostengono infatti per poter facilitare l’apprendimento, attraverso modalità integrate. In psicologia le persone si dividono per categorie sensoriali, ci sono tipi prevalentemente visivi, altri tattili; mentre i secondi prediligono un rapporto con la carta, i primi con il visual, l’immagine. Sviluppando modalità didattiche alternative (Formazione a distanza sincrone e asincrone) possiamo arrivare meglio a tutti gli studenti, non solo in questo periodo specifico di difficoltà ma come offerta formativa globale, collocando l’Accademia di Belle arti e Design Poliarte di Ancona nella dimensione delle Smart School europee».

Come si mantiene il senso di identità e comunità accademica in epoca di smart school?

«Poliarte si è sempre ispirata alla Bauhaus creando e mantenendo un clima di comunità tra studenti, docenti, imprenditori, artigiani e artisti. Da questo si sviluppa il forte senso di appartenenza degli studenti, futuri designer e con le lezioni a distanza il rischio può essere proprio perdere questa identità.
Abbiamo colto la sfida e, per impostare il progetto organizzativo della vita accademica in modalità smart, abbiamo messo al centro l’ergonomia e anni di ricerca innovativa orientata alle nuove frontiere, come le neuroscienze, la bionica, la domotica, il connection design e la web security. L’ergonomia, infatti, è l’interdisciplina che si occupa del rapporto di equilibrio tra uomo, macchina e ambiente per la salute, la sicurezza e il benessere delle comunità.
In questo contesto di crisi abbiamo basato la nostra risposta sulla tecnologia e la grande competenza dei docenti e di tutti i collaboratori, che hanno studiato e si sono messi in gioco per offrire un servizio che conservi inalterato i principi del nostro motto accademico “Mens et manus et cor”,frase del filosofo e pedagogista Johann Heinrich Pestalozzi».

Come si promuove in questo momento l’integrazione docente-studente-territorio?  

«Attraverso formazione a distanza sincrona e asincrona, già attuate in questi giorni, in cui il docente e l’aula digitale degli studenti possano interloquire direttamente con gli imprenditori, partner selezionati secondo gli argomenti didattici scelti e approvati dal Consiglio accademico per la programmazione annuale. Con la stessa modalità si svolgono le verifiche, tra studenti e docente, sullo stato di avanzamento dei progetti. In questo modo consolidiamo il rapporto, ormai pluridecennale, tra l’accademia e le imprese». 

Come promuovere tutto questo attraverso una piattaforma digitale? 

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«Nei 50 anni di storia dell’Accademia Poliarte abbiamo costruito un deposito culturale, artistico e disegnativo fondamentale quale testimonianza del dialogo continuo dell’Accademia con il territorio. Tutto questo confluirà per diventare la base del MU.DE.MA, Museo del Design delle Marche, che la Regione ha affidato alla Poliarte con la finalità di promuovere ed incentivare la ricerca creativa tra i designer e la ricca imprenditoria manifatturiera della nostra regione.
La straordinaria peculiarità del digitale ne permetterà l’apertura e l’accesso a tutti i docenti, studenti ed anche ai professionisti e imprenditori. Il MU.DE.MA entrerà nel sistema museale accanto al MU.DE.TO. della Toscana e del MU.DE.VE. del Veneto». 
 

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