La scuola marchigiana presenta il conto: «90 milioni solo per infanzia e primaria»

Secondo i sindacati servono quasi 90 milioni di euro per far ripartire la scuola al primo settembre con un numero adeguato di docenti e ata

Foto di repertorio

Servono quasi 90 milioni di euro per far ripartire la scuola al primo settembre con un numero adeguato di docenti e ata tale da garantire adattamenti necessari e tutte le precauzioni del caso. E parliamo solo di scuola dell’infanzia e scuola primaria dove mancano oltre 2700 docenti e quasi 1000 collaboratori scolastici. È l’allarme lanciato da Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal delle Marche che dalle 11 di questa mattina stanno incontrando i lavoratori della scuola marchigiana, riuniti in una grande piazza virtuale per formalizzare esigenze, punti fermi e ribadire che l’emergenza Covid non è finita. «Ci sono innumerevoli questioni irrisolte. Le istituzioni scolastiche non possono essere abbandonate nella gestione di questa emergenza – hanno ribadito le segretarie regionali Lilli Gargamelli (Flc Cgil), Anna Bartolini (Cisl Scuola), Claudia Mazzucchelli (Uil Scuola) e Paola Martano (Snals Confsal) – La salute le la sicurezza devono essere garantite in modo sostanziale in vista della ripresa delle attività didattiche in presenza con un quadro di riferimento nazionale da integrare a livello territoriale». Nelle Marche ci sono oltre 208mila studenti suddivisi in circa 10mila classi. Sono ospitati in 1.299 plessi scolastici dove lavorano 18.673 docenti e 6.194 ata. Ovviamente sarà necessario prevedere uno “spacchettamento” del numero complessivo delle sezioni. La scuola non deve essere privata di alcun docenti, sia di organico di diritto sia di organico di fatto. Le organizzazioni sindacali ritengono prioritaria la conferma dei contingenti a livello provinciale, l’attenzione all’area del sisma e il sostegno alle aree interne.  

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«Occorre un piano straordinario di investimenti che preveda anche la stabilizzazione immediata dei precari – ribattono i sindacati –. La scuola era in difficoltà anche prima della pandemia, indebolita da una sottrazione di risorse iniziata dal 2008 a danno di un settore determinante per ogni strategia di crescita e sviluppo». I protocolli nazionali dovranno prevedere modifiche all’organizzazione del lavoro, la codifica delle operazioni di ingresso, uscita e spostamento negli edifici e un’igiene costante degli ambienti, dei laboratori, dei locali mensa. Altro tema toccato è quello della didattica a distanza. «In questo momento è lo strumento che cerca di garantire il diritto all’istruzione – proseguono Gargamelli, Bartolini, Mazzucchelli e Martano – e va fatta per non lasciare soli gli studenti ma il divario digitale è un grosso problema che riguarda la maggiore o minore copertura di infrastrutture di rete tra diverse aree del Paese e differenza di dotazioni informatiche tra classi sociali. Senza parlare dei circa 7mila studenti disabili delle Marche che hanno specifiche esigenze». I sindacati hanno chiamato i lavoratori alla mobilitazione. «Occorre agire in questi mesi - concludono -  con la consapevolezza che gli adattamenti necessari non saranno a costo zero. Noi non ci fermeremo. Continueremo la mobilitazione finché non si aprirà un tavolo di confronto con il Ministero dell’Istruzione». 

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