L'assessore scrive a docenti e studenti: «Non cadiamo nella solitudine depressa»

L'assessore regionale all'Istruzione, Loretta Bravi, ha scritto una lettera aperta ai docenti e agli studenti che stanno vivendo l'emergenza sanitaria nelle Marche

Foto di repertorio

La lettera aperta dell’assessore regionale all’istruzione, Loretta Bravi, ai docenti e agli studenti delle Marche:

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«Cari studenti, cari colleghi docenti,
non ho mai vissuto la politica come un arido adempimento di provvedimenti, atti, risorse da destinare, comunicazioni da dare. Dentro questo spazio permangono le ragioni dello stare insieme, dell’ascolto, della collaborazione nella visione e nella realizzazione del bene comune. In giorni così “provanti” vorrei condividere alcune riflessioni. L’emergenza che stiamo vivendo, come è sempre accaduto nella storia, ci richiama e ci chiede di cambiare il nostro modo di essere. I medici si prendono cura con estrema dedizione della nostra salute, ci aiutano a fare prevenzione, ma noi prendiamoci cura della persona, fragile, vulnerabile, eppure grandiosa nelle sue risorse. L’attuale difficoltà non è - come sostiene qualche irresponsabile banalizzatore dogmatico - una maledizione, una iattura. E’ un momento difficile che non esclude però la nostra capacità di trovare il bene e l’utile nella condizione che ci è data. La sospensione delle lezioni non sarà allora tempo perso. Nell’istante stesso che comprendiamo la nostra fragilità, diventiamo più veri e completi, perché in noi si accende la ricerca di ciò che ci rafforza: la relazione, l’amicizia, lo studio, la fede, le passioni. L’imprevisto diventa allora la sentinella che ci avverte: prima di ogni questione educativa o economica c’è una questione culturale, di “postura” nel mondo. Siamo destinatari, trasformatori e non fruitori della realtà, a partire dall’utilizzo della tecnologia. La didattica a distanza, di cui adesso comprendiamo meglio l’utilizzo e il valore, ci inviti ad un rapporto corretto con la rete, con i nostri smartphone. Possono essere strumenti di distrazione, di dispersione, di dimenticanza, di allontanamento dalla realtà, ma possono divenire strumenti di costruzione, al servizio e non ostili all’uomo, come vorrebbe un’obsoleta diatriba. Le misure preventive ci chiedono giustamente di ridurre all’essenziale le relazioni? Facciamolo, ma senza piombare in una solitudine depressa o in un’attesa senza oggetto. Sui social, sui canali di dialogo con i ragazzi, soprattutto noi insegnanti, accompagniamo la loro riflessione, proponiamo loro ciò che è davvero capace di educarli, diamo una qualità a questa apparente pausa. I silenzi nella musica hanno la stessa importanza delle note. Nella nostra vita è così? Lancio anch’io una provocazione con un verso di Hölderlin: “Lì dove c’è il pericolo cresce anche ciò che salva”. Potrebbe essere valido anche in questa circostanza». 
 
 

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