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Anci e Uncem: «Difesa dei servizi scolastici nei piccoli comuni»

Curti, Coordinatore Piccoli Comuni Anci: «Anche l’arrivo di tante famiglie ucraine nell’entroterra ripropone il tema»

ANCONA - La disponibilità dei servizi primari è il fondamento non solo per rilanciare le aree interne, tema sempre dibattuto, ma per accogliere adeguatamente sul territorio le famiglie ucraine in fuga dalla guerra. Il coordinamento dei piccoli comuni di Anci Marche con la presenza anche del presidente di Uncem Marche, si è riunito in videoconferenza per affrontare il tema. Nel corso della riunione ha definito i contorni di un documento condiviso che sarà oggetto di richieste puntuali indirizzate al Presidente di Anci Decaro e dell’Uncem Bussone, al Ministro dell’Istruzione Bianchi e al Governo Regionale chiedendo di farsi carico di questa esigenza.

«Serve lo sforzo e l’impegno di tutti – ha detto il coordinatore dei piccoli comuni di Anci Marche a nome dei colleghi – per far sì che le norme vigenti vengano rispettate e che, in virtù di questo principio, si metta mano alla revisione delle stesse laddove cozzino con questo intendimento condiviso. Soprattutto – aggiunge Curti - servono deroghe per la formazione delle classi nei piccoli comuni che altrimenti rischiano di vedere soppresso il presidio scolastico che sarebbe una sicura causa di ulteriore spopolamento».

Senza scuole dell’infanzia e primarie nei piccoli comuni dell’entroterra non c’è futuro per le comunità, tema già di per sé dibattuto da anni anche all’interno della ”agenda controesodo”, che cozza con la generosa offerta di ospitalità per chi fugge dal conflitto «ma, soprattutto – insiste Curti – rispetto agli ingenti investimenti inseriti all’interno del PNRR destinati al rilancio dei borghi, alla realizzazione di nuova edilizia scolastica e di infrastrutturazioni materiale e immateriali che diano nuovo slancio alla residenzialità nelle aree interne, collinari e montane». Secondo il coordinamento dei sindaci anche la pandemia ha evidenziato la necessità di ripensare una socialità non più concentrata in grandi centri. «Serve coerenza nelle scelte da parte della politica – ha concluso – “e, su questo punto, siamo pronti al confronto con tutte le autorità preposte all’applicazione delle norme».


 

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