«Vi racconto Leonardo, il grande dilettante»

Vittorio Sgarbi fa il pieno alla Nuova Fenice con il suo spettacolo dedicato al genio toscano e annuncia il prosieguo della mostra osimana su De Chirico

Vittorio Sgarbi durante il monologo

Fosse stato un altro docente ci si sarebbe tagliati le vene. E invece, no. Il Ministero dell’Istruzione dovrebbe arruolare Vittorio Sgarbi per formare i professori del futuro, per istruirli alla capacità di spiegare e affascinare allo stesso tempo, di catturare l’attenzione e di tenerla viva con piccoli espedienti al momento giusto. Il Vittorio nazionale, piaccia o meno per le sue esternazioni, le sfuriate e tutto ciò che è proprio del personaggio che negli anni si è cucito su misura, è inarrivabile in questo. Provate voi a tenere una lezione di storia dell’arte quasi tre ore (2 ore e 50 minuti per l’esattezza) senza ammazzare la platea di un teatro. Così, il nostro, ieri pomeriggio alla Nuova Fenice di Osimo piena in ogni ordine. In un vero e proprio viaggio nella vita del genio attraverso le testimonianze del Vasari. Dal primo disegno, fatto all’età di 19 anni, delle Cascate delle Marmore («e questo fa di lui il primo turista» dice Sgarbi) alla fama che lo ha fatto entrare alla corte di Francesco Sforza a Milano addirittura come musico. «Leonardo – ha spiegato Sgarbi – cantava e suonava nelle corti con la lira e inventava racconti come nella tradizione dei cantastorie toscani. Artisticamente era un grande dilettante che sperimentava e spesso abbandonava i suoi lavori. Dilettante nella tecnica ma non nell’intuizione con la quale era capace di vedere il futuro».

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Così la celebre Ultima Cena, affresco pur eccezionale nelle forme, rivoluzionario per posture ed espressioni, non ha resistito alla prova del tempo perché Leonardo non imbiancava la parete da affrescare ma applicava direttamente il colore sul muro. «Se oggi abbiamo poche opere di Leonardo – ha aggiunto – non è colpa del tempo o della devastazione delle guerre. L’unico vero colpevole è lo stesso Leonardo che ha dipinto male». Si arriva alla Gioconda che è un po’ il compimento degli studi del genio. Opera che per il critico ferrarese è «un miracolo, una creatura che aumenta la bellezza del mondo» e che è diventata icona anche per altri artisti. L’hanno “presa” artisti come Botero, Warhol, Dalì “e anche l’anconetano Gino De Dominicis ha voluto dare una sua interpretazione della Gioconda”. Tutto Leonardo in, ripetiamo, due ore e cinquanta minuti mai noiosi o scontati. L’ingegnere, il pittore, l’osservatore della natura con periodi alternati dalle musiche dal vivo – tra viola, violino e liuto – eseguite da Valentino Corvino. Con vari arrivederci finali: a Osimo, dove la mostra su De Chirico è stata prorogata fino al 25 novembre, e a Urbino dove ci si dedicherà a Raffaello con un’opera inedita e per le celebrazioni del 2020, a 500 anni dalla morte del grande artista marchigiano. Se ve lo siete persi in quel di Osimo, Sgarbi tornerà nelle Marche con il suo Leonardo il prossimo 3 febbraio: appuntamento al teatro Spontini di Maiolati.

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