Ancona Crea, il 28 aprile "Travellers Notes"

Nel contesto della manifestazione AnconaCrea, giunta alla sua III edizione, il 28 aprile 2017 alle ore 18:30 verrà inaugurato Map 120, lo studio artistico di Monica Pennazzi.
Ad arricchire l'evento, alle ore 21:30, il reading di Piergiorgio Viti basato sulla raccolta "Se le cose stanno così", edita da Italic, e da alcune inedite "Poesie d'amore ma non troppo". Map 120 (Magazzini Artistici Pennazzi) è un luogo del fare, uno studio che diventa spazio per l'incontro e lo scambio tra gli artisti. 170 metri quadri dove nutrire, attrarre e sostenere il talento e la creatività, creando sinergie e favorendo la ricerca artistica contemporanea. La crescita professionale e la sperimentazione artistica rappresentano i pilastri del progetto che nasce dalla volontà di mettere in relazione il contemporaneo e il contesto da cui trae origine e in cui si esprime: lo spazio urbano. Con questa vocazione Monica Pennazzi decide di aprire il suo studio-atelier, ricavato dalla riqualificazione di un vecchio magazzino commerciale situato in via Isonzo 120, zona della città che durante il '900 si è trasformata da campagna a centro cittadino. In questo luogo la dimensione privata del processo creativo si confronta con la valenza pubblica dell'arte, con lo scopo di creare occasioni di riflessione sulla sua funzione come attività sociale, interrogando le diverse esperienze, attraverso la ricerca e la multidisciplinarietà degli interpreti del panorama nazionale e internazionale.

Per la prima volta, Map 120 aprirà la saracinesca al pubblico con un'esposizione intitolata "Travellers notes": cinque artisti, cinque gesti creativi, cinque suggestioni si incontrano in questo nuovo spazio delle idee. Presentano i loro ultimi lavori, annotazioni di una progressione stilistica e allo stesso tempo emotiva, al di fuori dello spazio e del tempo. Qui agiscono le opere di Monica Pennazzi, che riesce a conciliare con armoniosi equilibri elementi antitetici come il cotone e il ferro, generando movimento, azione, per la composizione dei suoi "Travel notes". Con "Discendenze", Luigi Ferretti costringe il legno ad assumere aspetti inusuali, come se da un cielo altro venisse calato un corpo estraneo, un organismo, una macchina divina schiava di una dinamica tanto sconosciuta quanto perturbante. Marco Puca realizza scenografie intimiste dove l'essenziale è delineato dal segno morbido, dove l'ombra dell'oggetto si proietta nel vuoto della superficie, si moltiplica, si affastella, palesando il "Nume… sotto mentite spoglie". Il decorativismo tribale, l'idolo, il primitivo si fondono nella mistica di William Vecchietti, che nelle trame di "Mask" evoca l'archetipo composto di plastica e fluorescenze, l'alter ego della civiltà contemporanea. Giulio Vesprini indaga l'accordo omogeneo tra le forme, l'ordine delle cose e ricava radiografie che ne rivelano l'intelaiatura, il tratteggio, la macchia. "Archigrafie" è la trasposizione a progetto del ricorrere dei dati raccolti, in un sistema a sé stante. Testo di Marco Tittarelli

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