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Summer Jamboree 2023, scatta il countdown. Gli organizzatori: «Novità e sorprese, nel segno degli anni 40-50»

Angelo Di Liberto e Alessandro Piccinini, motori dell'organizzazione, racconto il "loro" Summer Jamboree che continua a registrare numeri da record, e si appresta il 29 luglio ad alzare il sipario su un'edizione densa di appuntamenti

Da una festa organizzata nei giardini della scuola “Pascoli”(era il 20 agosto del 2000) a punto di riferimento ormai a livello internazionale nel raccontare la storia di un ventennio. E’ un Summer Jamboree cresciuto, maturato dopo la deflagrazione con cui ha portato Senigallia a diventare l’ombelico del Mondo anni ‘40-’50, quello che in questa edizione (in programma dal 29 luglio al 6 agosto 2023) soffierà su ventitré candeline. E ancora pieno di racconti da rievocare in una sorta di fusione a freddo di istanze culturali che contempla moda, musica, motori e food&beverage a beneficio di un pubblico cresciuto esponenzialmente, grazie all’intuizione degli organizzatori nell’effettuare un upgrade che ha propiziato il progressivo passaggio da prodotto di nicchia a vero evento mainstream (con tanto di innumerevoli tentativi di imitazione). Lo dicono i numeri, sia quelli delle presenze fisiche – che hanno da tempo sforato il tetto delle 400mila persone nelle ultime edizioni – che dei contatti sui canali social, arrivati a circa 1milione e 300mila utenti unici nel 2022. Un percorso che snoda nel segno dell’aggregazione ma anche dell’inclusività a 360° senza distinzione alcuna, a partire da quella generazionale.

«Connettere le persone è sempre stato uno dei segreti del Summer Jamboree – spiega Alessandro Piccinini, uno dei motori dell’organizzazione – rispecchiando peraltro quella condivisione di intenti che c’è in tutte le persone che ci lavorano. All’insegna del rock ‘n’ roll, che è doveroso premettere è stato il primo movimento inter-razziale della storia, essendo nato nasce dalla coesione di una mano nera con una mano bianca. E questo senso di unione oltre ad averla coltivata tra di noi l’abbiamo trasmessa al pubblico, sotto forma di apertura senza confini di età, tra chi è giovane e si avvicina per la prima volta e chi ormai lo ha eletto ad appuntamento fisso». «Manca un po’ la categoria di passaggio, l’occasionale – aggiunge Angelo Di Liberto, ideatore del Summer – ed è uno dei segreti in quanto il Festival in sé, dall’ambientazione all’offerta che si rinnova con il denominatore comune costituito dalla musica, non lascia indifferenti. Chi entra in questo Mondo, molto facilmente lo troverà coinvolgente al punto da concedergli un bis, tornando anche solo per sorseggiare un drink, ascoltare un concerto o passeggiare godendosi l’atmosfera fatta anche di moda, design, colore e fantasia».

In un tour virtuale tra le maglie dell’organizzazione, un’altra parola d’ordine è rinnovamento, necessario per prevenire il rischio assuefazione. «I primi a non stancarsi siamo noi – dicono Angelo ed Alessandro – nella nostra voglia di inserire sempre elementi di novità, nel pieno rispetto di quelle che sono le linee guida del racconto di quel periodo. E non deve annoiare noi, in primis: e se la ricerca del nuovo, che sia un lay-out, un prodotto, una declinazione di un evento, entusiasma chi la fa, prevenendo il rischio “appiattimento” e suscitando quell’effetto “wow”, poi incontrare il gradimento di chi la scopre diventa naturale. E poi il Summer è un qualcosa che si ripete ciclicamente, come una liturgia. Pensa alla vigilia di Natale: non ti poni il problema di attenderla, la aspetti perché sai che arriverà, e porta in dote tanta energia. La stessa che vogliamo trasmettere noi, in una simbolica staffetta tra chi realizza l’evento e chi partecipa».

Gli aspetti inediti ed esclusivi di questa edizione 2023 rientrano all’interno di un altro termine caro a chi siede nella stanza dei bottoni, ovvero evoluzione. Quella del pubblico, maturato in maniera omogenea nell’apprezzare le peculiarità del Summer, e quella del prodotto che si offre. A partire dal cartellone, che non offre ad esempio un “main event”, ma spalma le principali attrazioni per tutta la durata del Festival. «E’ un altro dei segreti – spiega Alessandro – il non concentrare in due, tre giorni gli eventi clou, ma garantire anche a chi ha magari una sola data a disposizione una serata densa di appuntamenti. E poi riproporre in chiave diversa alcune peculiarità del Summer, come ad esempio la Festa Hawaiana, che ha ottenuto numeri pazzeschi, è che ora stata rimodulata trasformandosi in Hawaiian Village allestito in un tratto di spiaggia libera. E’ uno spazio dove prendere il sole, fare il bagno, ascoltare musica, bere cocktail, ballare e fare corsi di ballo dalla mattina alle 11 alle 19: una sorta di altro Festival nel Festival, diurno però. Una specie di estensione del Summer Jamboree che ti permette di viverlo dalle prime ore della mattina, in spiaggia, fino a tarda notte in città».

Angelo apre il libro dei ricordi, ritornando con la memoria al 2007 (con la “combo” del concerto di Jerry Lee Lewis e l’esibizione della divina Dita Von Teese), al concerto di Chuck Berry, al rammarico per non essere riusciti a portare sul palco Etta James («Aveva purtroppo già cominciato a combattere la malattia quando siamo riusciti a contattarla») fino alla soddisfazione di far sbarcare a Senigallia Pokey LaFarge, uno dei nomi clou di quest’anno raggiunto dopo un lungo inseguimento. E poi c’è un’altra “keyword” nel vocabolario del Summer Jamboree, ovvero programmazione: quella extra estiva, con il Summer Jamboree on the Lake a Lugano, fatto in una location geograficamente differente ma che ha avuto enorme successo ed il Summer Jamboree in versione Christmas (dal 7 al 10 dicembre) alla Fiera di Parma, un evento declinato in salsa natalizia. Ma anche quella degli anni che verranno.

«Le richieste di “esportare” il Summer sono state tante – spiegano – ma si parte innanzitutto dal concetto che questa esperienza da vivere anche in chiave turistica deve avere il mare come fulcro. Ed è della nostra indole pensare di continuare a farlo qui, a casa nostra, dove viviamo, cosa che costituisce anche motivo di orgoglio. I contatti con le istituzioni, a partire dall’amministrazione comunale, sono costanti ed improntati nel segno della collaborazione. Semplicemente, crediamo che al prodotto Summer serva garantire una condizione di sostenibilità, vista la portata del Festival: non solo nel breve periodo, ma volgendo lo sguardo anche al futuro, ai prossimi anni, bilanciandola anche l’indotto che porta al territorio, che sulla base di uno studio scientifico fatto in collaborazione con La Sapienza di Roma e l’Università di Statistica di Milano è quantificabile in decine di milioni di euro nel territorio. Ed interfacciarsi con le istituzioni così come con gli albergatori servirà proprio a stilare una pianificazione, ad individuare un percorso comune che salvaguardi l’evento».

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