"Profanazioni", le opere di Giuseppe Biguzzi alla Galleria Puccini

Inaugurazione sabato 27 settembre 2014 alle ore 18,00
Periodo dal 27/09 al 11/10 2014 0rario 17,30-19,30 dal martedì alla domenica

"All'interno della storia dell'arte, dipingere la figura umana ha sempre avuto uno dei due scopi che possiamo facilmente immaginare. Ovviamente il ritrarre, sia che si tratti di una persona in particolare nelle sue fattezze autentiche, sia che si tratti di rappresentare simbolicamente un mito, un'idea umanizzata o una figura religiosa, dalla Venere alla Santissima Maria. E poi lo studio generico della figura, del corpo, del disegno e delle forme (…). I soggetti di Giuseppe Biguzzi vivono in questo ambito indefinito di compenetrazione tra questi due aspetti e aggiungono una certa freddezza chirurgica di operazione. Sono soggetti ripetuti, reiterati, dipinti più volte di seguito in numero progressivo come in uno studio attento e ossessivo. Sono sempre giovani donne piuttosto scarne in un atteggiamento di chiusura, girate di spalle, curve, raggomitolate, nell'atto di abbracciare se stesse proteggendosi nelle loro ossa evidenti, un po' mascoline. Vivono in una discrezione eccessiva, evitando di guardare e di mostrare gli occhi. Sono una versione pudica e delusa delle donne di Klimt e come le donne di Klimt esistono veramente, fanno parte delle conoscenze dell'artista e si prestano ad essere sezionate e studiate, timidamente accettano di essere spiate e diventare oggetto d'arte, per quanto evidentemente subiscano come un'invasione questo occhio neutro e critico che le scruta. Il loro, è il ritiro in se stesse di un animale in gabbia che non potendo sottrarsi dall'esposizione al pubblico gira gli occhi verso il nulla e chiude le proprie forme in un'illusione di riservatezza. Ma la modella, sempre identificata con un nome proprio e quindi anche ritratto di una persona oltre che di un atteggiamento, cerca riparo da cosa? Dall'occhio tagliente dell'arte? Oppure la persona, cerca protezione dal mondo esterno? Oppure ancora il simbolo della persona cerca riparo da una società che ruba l'anima strappando a pezzi quello che di noi gli concediamo conoscere? Il fatto che il fondo sia sempre monocromo, suggerisce delle risposte. Senza contesto, l'essere umano è più persona e meno attore sociale. Slegato dalle cose, dalle azioni, dagli ambienti e dai suoi simili, vive in una sorta di astrazione, una sospensione e una deprivazione. Dal fatto che questi corpi rifiutino anche l'unico contatto che sarebbe loro possibile in questo vuoto - ovvero lo sguardo dello spettatore e il contatto con lo spazio fuori del quadro - possiamo pensare a un isolamento volontario, ma evidentemente malinconico. Vengono in mente i casi di depressione, in cui i soggetti cercano il buio e l'isolamento per smaltire un eccesso di dolore di vivere. Il mondo, con la sua eccessiva pressione, costringe queste donne fragili a cercare un angolo in cui guarire in disparte, mentre supplicano l'esterno di restare a debita distanza, preferibilmente di non guardarle, di non spiarle, di non prendere e rubare quella loro attenzione che ora devono impiegare unicamente nella guarigione delle proprie ferite. Ferite create dalla mancanza di amore, dalla solitudine, dall'urto dell'anima con le superfici solide delle esperienze che levano speranza. Ferite create dalle aspettative degli altri su di noi, dagli insuccessi, dai doveri inumani, dalle tempistiche strette, dalle richieste e dagli obblighi, dalle mode e dalle velocità (…) " Carolina Lio.

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"Biguzzi torna ad offrirci i suoi pensieri, le sue riflessioni. Va oltre l'apparenza. Prende spunto dal quotidiano per mostrarci, attraverso le sue opere, la caducità del tempo, la disillusione, la deriva di una umanità che affoga in miseri valori.

E' un'artista unico nel suo genere. Immortala " Sentimenti ed Emozioni" attraverso la trasposizione pittorica di forti sensazioni che affida alla bellezza dei corpi di donna che dipinge.

Corpi vicini e lontani, corpi distratti, corpi che si offrono allo spettatore per sedurlo attraverso " la

bellezza che tenta di negare la bellezza stessa", persa in uno spazio "liberato" dove la voce dell'animo sussurra e racconta delle infinite lacerazioni che ci dividono da noi stessi e dall'altro, persi in un groviglio di vie dove si smarriscono i pensieri e…..la vita.

Corpi di donna che, come "soma vibrante", raccontano la tristezza, mentre lentamente oscillano ed espirano il suono di rimembranze che fanno tremare le "cicatrici" non chiuse e che il tempo non può risanare.

E' " l'estraneità " delle donne dipinte da Biguzzi che colpisce lo spettatore!!

E' l'estraneità che rende irresistibilmente affascinanti le sue opere. Essa rappresenta la nostra stessa estraneità, il nostro mondo possibile, quel nostro eventuale futuro che la contemporaneità ha soffocato, costringendolo in una coatta direzione a senso unico : essere e non apparire!

Così, nelle opere di Biguzzi, valori e sentimenti umani universali si fondono con la "pena quotidiana".

L'artista concilia coerenza e varietà, resta fedele all'impulso primario della sua immaginazione e produce sempre nuove e sorprendenti bellezze femminili, facendo valere la sua naturale vocazione al sincretismo.

Tutte le sue opere, messe una accanto all'altra, si trasformano in una rappresentazione teatrale dove attore e spettatore recitano un ruolo primario. Entrambi raccolgono dati riguardanti l'esistenza, li assorbono, li rigenerano e li ripropongono attraverso uno specchio: lo specchio di fuggenti pensieri.

" La vita è un gioco di pazienza " sembrano dire le ragazze dipinte da Biguzzi.

Ragazze comuni, giovani ed uniche protagoniste delle sue tele, adagiate su uno sfondo quasi sempre volutamente piatto, avvolte in una dinamica velatamente statica che si trasforma, quasi per magia, in un vorticoso movimento di fuga dai corpi per inseguire misteriosi pensieri.

….e invano e disperatamente lo spettatore cerca…. d'incontrare un loro sguardo !

CarlaPetrella
 



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Giuseppe Biguzzi nasce a Ravenna il 30/09/1968.

Gli studi effettuati presso l'Istituto Statale d'Arte di Venezia gli conferiscono il diploma di Maestro d'Arte e Maturità d'Arte Applicata nella sezione ceramica.

Vive e lavora a San Donà di Piave (VE).


"Riuscire a catturare ancora oggi l'attenzione proponendo uno dei soggetti più sfruttati nella storia dell'arte equivale ad affermare come pretesto il soggetto stesso.

Attraverso la figura femminile cerco di indagare lo stato emozionale generato dal quotidiano vivere nella società contemporanea.

La donna diventa simbolo di identità negate,di emancipazioni imposte preconfezionate ed illusorie, distanti dalla propria natura.

Le si attribuiscono futili valori oggettivi funzionali alla società dei consumi, sfruttati in tutte le forme per promuovere svariati prodotti e sogni sottovuoto.

L'impossibilità di interazione, mediante la negazione dello sguardo, tra soggetto e osservatore determina l'annullamento della funzione attribuita al soggetto stesso, ad isolarlo ed estraniarlo completamente da ciò che lo circonda e a renderlo indipendente.

I corpi rappresentati non esaltano quindi il desiderio quanto piuttosto il depresso abbandono del lasciarsi andare secondo l'odierno modello esistenziale.

Mi avvicinai all'arte giovanissimo e affascinato dalle opere dei maestri scultori italiani iniziai i miei studi artistici come ceramista dedicandomi quasi interamente alla scultura.

Iniziai a dipingere nel 2002, per necessità immagino, tutto ciò che conoscevo della pittura si limitava alle varie tecniche miste realizzate all'istituto d'Arte.

Armato di umiltà, voglia di crescere e tanta pazienza iniziai a studiare le tecniche dei grandi maestri: Leonardo, Caravaggio, El Greco, Goya, Van Gogh, Gauguin, Lautrec, Klimt, Schiele, Casorati."

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