Palio di San Giovanni, è la serata del fuoco: Erbe, incantesimi e spettacolo fiammante

Seconda giornata di eventi per il Palio di San Giovanni, con una serata che si annuncia fiammante nel vero senso dell'espressione

Un momento del Palio di San Giovanni

Palio di San Giovanni Battista a Fabriano, scatta la seconda giornata. Dopo il progetto di educazione alimentare con attività ludiche “Edueat” e al sfida degli arcieri in Piazza del Comune, questa sera scatta una nuova fase: Alle 18 ci sarà la conferenza “Erbe e liquori. Storie e incantesimi nell’Occidente Medievale” presso l’Ex Monastero delle Clarisse via Cavour 73, con Gian Pietro Simonetti. Alle 21,30 l’evento “Fuoco, Ferro, Forgia 25esimo Anniversario – Spettacolo Fiammante” in Piazza del Comune. 

La disfida degli arcieri 

Piero Ciarlantini, Presidente Compagnia degli Arcieri Fabriano, fa il punto sulla rappresentazione di ieri sera. «Anno Domini 2006 a Fabriano, terra di Fabbri, Cartai e Pittori, all’ombra delle mura di Castelvecchio, un gruppo di “sconsiderati” messeri e madame, decise di dar vita a quella che oggi in tutta Italia è conosciuta come “Compagnia Arcieri Fabriano”. Un dragone alato in procinto di scoccare la propria freccia, “In Animo Iuncti” il motto di “guerra”, questa è l’araldica della Compagnia. Ad oggi, i ragazzi di allora, ancora si sentono paladini di uno sport connubio tra storia e folklore, ambasciatori dell’identità di un territorio che va oltre i confini della città della carta e che coinvolge l’Italia dei Comuni e delle Signorie. L’arco ha da sempre rappresentato l’epoca medioevale, anche se ha origini ben più antiche, ed è sempre stato presente nelle due grandi civiltà Euroasiatiche, nella civiltà Occidentale, con l’arco in legno, prevalentemente di Tasso, ed in oriente con l’arco fatto di materiale composito (misto di legno, ossa, cuoio). Nelle battaglie del Medioevo se la balestra, molto utilizzata nei Comuni del centro Italia, poteva considerarsi il fucile di precisione, l’arco era la “mitragliatrice” dell’epoca, era l’arma del popolo, dei contadini. Un buon Arciere riusciva a scoccare 10 frecce al minuto, un balestriere al massimo tre. Ci piace ancora immaginare Arcieri e Cavalieri Fabrianesi al fianco di Assisi in perenne lotta contro Perugia agli albori del 1200. Gli arcieri storici di oggi, accomunati dai ricordi del nostro passato ed appassionati di storia medioevale, non fanno altro che riprendere le stesse tradizioni di 800 anni fa. Ci si contende lo scettro del “migliore” tra molte delle città che allora si contendevano fazzoletti di terra a suon di frecce e spade. Gli abiti, gli archi e le frecce sono ancora oggi fatte con la stessa fattura di quelle di allora. Non si utilizzano più archi di 90/120 libbre (40-55 kg di potenza) come allora, ma molto più “leggeri”, gli stessi disegni dei bersagli molte volte ricordano quelle vecchie battaglie. Il premio non è più la conquista di una terra o di un castello di confine, ma l’amicizia ed il divertimento assicurato per grandi e piccini. La Compagnia Arcieri Fabriano ha coniato questo spirito nel suo Dna». 

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