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Grande Guerra: alla Mole mostra dedicata al "Fatto di Ancona"

L'esposizione celebra l'atto di eroismo di due giovani finanzieri che il 6 aprile del 1918 fermarono 62 incursori austroungarici sbarcati per distruggere i MAS e vendicare così la "Beffa di Buccari"

E’ stata inaugurata questa mattina alla Mole Vanvitelliana la mostra “Il fatto di Ancona”, evento che si inserisce nell’ambito delle celebrazioni del centenario della Grande Guerra e del percorso di trekking urbano organizzato dal Comune per ripercorrere le location cittadine “simbolo” del primo conflitto mondiale, dal Monumento ai Caduti del Passetto al Lazzaretto. Alla cerimonia hanno presenziato le più alte autorità militari, civili e religiose della Regione. La presentazione, orchestrata dal maestro Mauro Pierfederici, è stata curata dall’assessore alla Cultura Paolo Marasca, dal Generale di Brigata della Guardia di Finanza Umberto Sirico e dal Professor Marco Severini, docente di storia italiana contemporanea all’Università di Macerata.
L’assessore Marasca ha ricordato l’unicità della Prima Guerra Mondiale come “spartiacque storico”, e il ruolo di primo piano di Ancona in quanto porto strategico, aggredito sin da subito dalle forze austroungariche. Nell’ottica del “percorso” della memoria, che è anche cammino, si situano le esperienze di trekking (cammino, appunto) organizzate per scoprire e ri-scoprire la città, come quella di sabato e domenica prossimi.
Il Generale Sirico ha ricordato come la presenza della Guardia di Finanza sia radicata ad Ancona dai tempi dello Stato Pontificio, e abbia contribuito a scrivere pagine di storia, come quella appunto del “fatto” di Ancona: quando due finanzieri poco più che ventenni – un piemontese e un siciliano, quasi a voler idealmente unire il Paese nell’impresa – furono determinanti per sventare l’impresa di 62 incursori austroungarici.
E’ toccato quindi al Professor Severini illustrare nei dettagli il “fatto”, da custodire tanto più preziosamente in quanto “uno degli eventi ad alto rischio di estinzione memoriale” che sarebbe un delitto lasciar cadere nell’oblio.

IL FATTO DI ANCONA. La cornice storica è quella dell’ultimo anno di guerra. L’impero austroungarico è al disfacimento e ha la lucida consapevolezza della fine imminente del conflitto, fine che segnerà la sua sconfitta. I vertici imperiali puntano quindi a realizzare imprese simboliche, non tanto importanti militarmente ma in gradi di sollevare il morale delle truppe. Scotta ancora la “Beffa di Buccari”, il raid militare portato a termine in Croazia da incursori della Regia Marina su MAS (e Gabriele D’Annunzio). Da qui l’idea del giovane tenente di vascello Veith: sbarcare ad Ancona con un selezionatissimo commando di incursori per catturare almeno uno dei “MAS” stanziati nel porto dorico. Nella notte del 5 aprile 1948 vengono quindi scelti 62 incursori e imbarcati su un cacciatorpediniere. A quel tempo ovviamente la navigazione non era precisa come oggi, e la nave sbarca per errore a 15 miglia dall’obiettivo, sulle coste di Marzocca. I militari devono quindi mettersi in marcia per raggiungere il capoluogo a piedi. Incredibilmente, nessuno li ferma: le divise che indossano sono infatti simili a quelle inglesi, e due di loro parlano un ottimo italiano. Quando l’alba li sorprende a Barcaglione, riparano nella casa colonica della famiglia Pennacchioni: gli uomini sono al fronte e in casa ci sono solo donne. Dopo l’uccisione del cane (per evitare che l’animale abbaiando metta in allarme i vicini) i soldati si dimostrano però invasori “impeccabili”: fanno firmare alla capofamiglia una dichiarazione in tedesco in cui si attesta che lei ha dovuto ospitarli contro la sua volontà e lasciano una nota spese con cui la famiglia potrà essere risarcita dall’Impero dei beni consumati. La sera torna ancora, e gli incursori si rimettono in marcia. Arrivano al Lazzeretto senza nessun problema: ormai i MAS sembrano alla portata del loro esplosivo.

E’ qui però che entrano in gioco Carlo Grassi, 20enne piemontese, e Giuseppe Maganuco, 22enne siciliano: i due finanzieri sono gli unici che, insospettiti da più di 60 uomini a passo di marcia, chiedono loro chi siano. Si fanno avanti i due soldati in grado di parlare italiano senza accento, ma le due guardie ancora una volta non si lasciano ingannare, e chiedono di parlare con il loro ufficiale. La copertura è saltata: nei momenti concitati che seguono Grassi viene accoltellato, e le cose sembrano mettersi per il peggio. In quel momento compaiono però quattro carabinieri: hanno trovato il cacciatorpediniere a Marzocca e si sono messi sulle tracce dell’equipaggio. In sei persone, con Grassi colpito, riescono comunque a mettere sotto scatto gli incursori.

Il giorno successivo all’impresa, anche  Vittorio Emanuele III si precipita ad Ancona per congratularsi e appuntare al petto del piemontese convalescente la Medaglia d’Argento al Valore Militare.

LA MOSTRA. La mostra, articolata per sezioni, si sviluppa attraverso l’esposizione di cimeli, immagini, documenti e articoli stampa dell’epoca che consentono di inquadrare il contesto storico e porre in luce il pregio e la rilevanza del fatto d’arme che valse alle due Guardie Grassi e Maganuco la concessione della medaglia d’argento al valor militare.
La mostra rimarrà aperta al pubblico nei seguenti giorni e orari:
- 1-2 Novembre: dalle 09,00 alle 14,30 e dalle 17,30 alle 20,00;
- 4-7 Novembre: dalle 17,30 alle ore 19,30;
- 8 e 9 Novembre: dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 17,30 alle 20,00.

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