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Giovedì, 22 Febbraio 2024
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"Io sono nessuno", Jesi ricorda la storia di Piero Nava: fu l'unico testimone dell'omicidio di Rosario Livatino

Venerdì 24 marzo la presentazione del libro “Io sono nessuno” presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi

In occasione della Giornata nazionale delle vittime delle mafie,  che si celebra ogni 21 marzo, la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi promuove un incontro per ricordare il giudice-beato Rosario Livatino, ucciso dalla Stidda il 21 settembre 1990 sulla superstrada Canicattì-Agrigento.

Un’esecuzione brutale, avvenuta sotto gli occhi di Piero Nava, un agente di commercio lecchese in trasferta in Sicilia che non ha esitato a contattare il 112 e a raccontare quanto accaduto, descrivendo i killer nei dettagli. Mai nessuno, prima di lui, aveva osato testimoniare da libero cittadino contro la Mafia: quel giorno Piero Nava diventa il primo testimone di mafia nella storia d’Italia. Da quel momento la sua vita finirà, inghiottita in un cono d’ombra e di clandestinità insieme alla sua famiglia, senza più casa, senza più rapporti umani, senza più nome. «All’epoca non esisteva ancora in Italia alcun programma di protezione per i testimoni a rischio. Per il mio gesto ho perso il lavoro e i miei affetti, sono finito nel più assoluto isolamento, costretto a cambiare più volte residenza e ad emigrare all’estero. Quel giorno sono sopravvissuto ma ho perso la mia vita», racconta Piero Nava che ha deciso di raccontare la sua vicenda nel libro “Io sono nessuno” (Rizzoli editore) curato insieme ai giornalisti Lorenzo Bonini, Stefano Scaccabarozzi e Paolo Valsecchi.

Proprio Paolo Valsecchi, venerdì 24 marzo 2023 alle ore 18,  interverrà presso la sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, in piazza Colocci 4. «Piero Nava – spiega Valsecchi – è stato e continua ad essere un eroe invisibile del nostro Paese. Lui e la sua famiglia hanno pagato un prezzo altissimo per quel gesto di giustizia e verità. Solo ora Nava – che oggi vive in una località protetta con una nuova identità – ha trovato il coraggio di uscire dal cono di silenzi che da trent’anni avvolge la sua condizione “di latitante”, raccontando nelle pagine le sue innumerevoli vite in fuga dalla mafia».

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