Coronavirus, come gestire l'informazione nelle Marche: incontro tra giornalismo, sanità e politica

Informare e non allarmare. È stato questo il punto focale dell’incontro svoltosi all’auditorium “Totti” degli Ospedali Riuniti dal titolo “Media e Coronavirus, come gestire la comunicazione”

Foto di repertorio

Informare e non allarmare. È stato questo il punto focale dell’incontro svoltosi ad Ancona oggi all’auditorium “Totti” degli Ospedali Riuniti dal titolo “Media e Coronavirus, come gestire la comunicazione”. Un corso formativo il cui obiettivo è stato quello di fornire ai giornalisti maggiori e sempre più appropriati strumenti per una corretta informazione.

«Abbiamo il piacere e l’onore di accogliere i giornalisti marchigiani - ha detto Michele Caporossi Direttore Generale Azienda Ospedali Riuniti di Ancona - e con loro il presidente dell’Ordine, presidente che è anche componente del nostro tavolo misto sulla comunicazione. Sono due anni che lavoriamo insieme e si vedono i frutti di un’alleanza strategica fra operatori della comunicazione, dell’informazione e operatori della sanità. Non più un dialogo tra sordi come accadeva in passato ma una situazione per la quale si collabora, ciascuno nella propria autonomia, cercando le soluzioni più giuste per il pubblico interesse». A proposito di come la regione Marche sta affrontando la situazione Coronavirus, Caporossi ha parlato di «una bella impostazione centralizzata da parte della regione, dove si sta attuando una informazione corretta (cosa non facile in un momento dove le fake news diventano a volte virali) perché informare significa prevenire ed evitare forme ancora più gravi di psicosi che noi invece stiamo arginando facendo in modo che le cose ritornino nella giusta dimensione». 

Per Franco Elisei, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche, «abbiamo bisogno di una informazione corretta, che si affidi a strumenti scientifici adeguati soprattutto in un momento come l’attuale, dove i tre aspetti, quello dell’informazione, della politica e quello scientifico devono trovare la giusta sintesi. Abbiamo toccato con mano la psicosi, e per questo che dico che c’è bisogno di una riflessione in quanto questa psicosi è stata alimentata da alcuni atteggiamenti e decisioni contraddittorie tra gli addetti ai lavori tutti. Ciò dovrebbe essere evitato. Oggi, con questo incontro, cerchiamo di fare questo. Io direi che qualche risultato in ambito locale lo abbiamo già visto. L’incontro di oggi è in linea con il patto per la salute che noi abbiamo fatto con l’Azienda Ospedali Riuniti per gestire correttamente l’informazione dove ognuno ha un proprio ruolo che va rispettato e che deve essere funzionale ad una informazione corretta diretta ai cittadini». 

Marcello Tavio, Presidente SIMIT (Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali) e Direttore SOD Malattie Infettive Ospedali Riuniti Ancona ha ribadito come nelle Marche, «la situazione è attualmente sotto controllo nel senso che la regione sta monitorando attentamente i casi e sta cercando di capire se ci sono relazioni tra i casi stessi. Come volgerà, lo sapremo nelle prossime ore. Ormai siamo abituati a gestire l’emergenza del Coronavirus con una tempistica che va di ora in ora. Nessuna previsione è ragionevolmente possibile. Allo stato ci sono ceppi diversi. Un conto sono i ceppi che vengono isolati da persone che vengono dalla Cina e un conto sono i ceppi di virus che stanno circolando nel nostro paese, passati da persona a persona e che sono mutati strada facendo».

Per Fabrizio Volpini, Presidente IV Commissione Sanità Regione Marche, il momento è complicato «perché ci si è trovati di fronte ad una situazione clinica inaspettata e quindi delle divergenze di intervento erano prevedibili. C’era la necessità di avere una situazione omogenea e io sono tra quelli che sostiene che di fronte a situazioni di questo tipo ci vuole la centralizzazione delle decisioni. Il che non significa monarchia ma significa emanare linee di comportamento assolutamente coerenti su tutto il territorio nazionale, tenendo naturalmente conto delle singole situazioni».

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Presente all’incontro anche Leonardo Scorcelletti, già Dirigente Medico dell’Ospedale Gemelli. «Il Coronavirus - ha detto - è diverso perché non è conosciuto dal nostro sistema immunitario. Però effettivamente si tratta di una malattia infettiva come tante altre, generata dall’interazione di tre fattori: uno è il germe patogeno, l’altro l’ambiente e il terzo elemento, forse il più importante, sono le condizioni dell’ospite (come ad esempio l’età, lo stato di salute). Rispetto all’influenza è molto più contagioso, un pochino più letale e la lotta che veramente si sta facendo non è tanto del fermare questa infezione ma allungarla nel tempo, semplicemente perché se ci troviamo a dover curare cento o mille malati tutti insieme, non abbiamo i mezzi e quindi rischiamo noi di non far guarire la gente perché non siamo preparati». Inoltre è intervenuto Michele Romano giornalista esperto di crisis management che ha dato vita ad un interessante dibattito tra i professionisti della comunicazione e i professionisti della sanità presenti.

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