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Giornata mondiale dell'alimentazione: i marchigiani più attenti allo spreco, ma c'è ancora molto da fare

Diverse cause contribuiscono a stimolare scelte mirate davanti agli scaffali come a casa, dalla maggiore attenzione per la propria salute alla nuova sensibilità sugli impatti che il consumo incontrollato può avere sull'ambiente

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

La metà dei cittadini delle Marche ha diminuito gli sprechi alimentari, il 65% in quanto sensibile a questa tematica mentre, parallelamente, il 54%, a fronte di una media nazionale del 51%, ha dichiarato di aver ridotto lo spreco per via della crisi economica. Diverse cause contribuiscono a stimolare scelte mirate davanti agli scaffali come a casa, complice, soprattutto, una maggiore attenzione per la propria salute (68%), una nuova sensibilità sugli impatti che il proprio consumo incontrollato, individuale o familiare, può avere sull'ambiente (23%) e in minima parte sul resto mondo (8%). Sono questi alcuni dei dati emersi dall'indagine condotta da Ipsos per ActionAid "Verso l'Expo: gli italiani e gli sprechi alimentari, a casa e nelle mense scolastiche"[1], diffusa in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione e del rilancio della campagna Operazione Fame attraverso la quale, per il secondo anno, l'Organizzazione intende intervenire e sensibilizzare il grande pubblico sulle disparità di accesso al cibo in Italia e nel mondo, contribuendo a rimuovere le disuguaglianze esistenti nel controllo delle risorse (terra, acqua, pascoli, foreste e sementi), promuovendo uno sviluppo economico locale sostenibile e garantendo una corretta alimentazione a bambini e adulti. Nuove consapevolezze, quindi, che il campione interpellato da Ipsos testimonia di aver acquisito: rispetto a 2 anni fa, per la metà dei marchigiani, sono diminuiti gli alimenti che finiscono in pattumiera senza essere consumati.

Per quanto riguarda i generi alimentari, gli abitanti delle Marche prediligono l'acquisto di prodotti di provenienza italiana (60%) e di stagione (56%). Tuttavia, anche l'occhio vuole la sua parte: il 53% dei marchigiani interpellati compra anche in base all'aspetto del prodotto. Solo il 52%, però, sceglie il mercato come luogo per la propria spesa alimentare rispetto a una media nazionale del 71%. In linea con il resto degli italiani, i marchigiani scelgono prodotti a chilometro zero (47%) favorendo la filiera corta, e l'acquisto di frutta e verdura a peso (86%), risparmiando quindi su involucro di plastica e polistirolo. Tuttavia, ciò non avviene per prodotti per la pulizia: ben il 75% dichiara di non aver mai comprato detersivi sfusi a fronte di una media nazionale del 57%. Un ulteriore dato significativo che emerge dall'indagine, è quello relativo allo spreco di alimenti scaduti o andati a male: le Marche risultano essere la regione in cui, maggiormente, si compra più dello stretto necessario (14% contro il 4% nazionale), e allo stesso tempo la­ percentuale di alimenti scaduti o deteriorati che finiscono nella spazzatura senza essere consumati, pari al 35%, è inferiore al dato nazionale del 38%.

In generale, la conoscenza degli abitanti delle Marche sull'attuale situazione della sicurezza alimentare in Italia e nel mondo varia a seconda delle specificità del tema. In linea con le medie nazionali, il 24% dei marchigiani sa che oltre il 5% dei carburanti consumati in Europa è realizzato a partire da prodotti agricoli. Alcuni dati, però, mostrano come sia ancora necessario sensibilizzare e informare maggiormente sulle tematiche connesse alla produzione e allo spreco di cibo. Fra i partecipanti all'indagine, solo il 19%, contro una media nazionale del 26%, sa che per ogni persona che non ha da mangiare ce ne sono due in sovrappeso; il 18% non immagina neppure che al mondo viene prodotto cibo sufficiente a sfamare molte più persone di quelle che lo abitano; Il 14% non è ancora a conoscenza che 1/3 della produzione mondiale di cibo viene sprecato.

Non poche, infine, le perplessità nutrite dai genitori italiani per gli sprechi nelle mense scolastiche, un comparto dove si consumano 380 milioni di pasti all'anno nelle scuole elementari e medie inferiori, 2 milioni di pasti ogni giorno, per un fatturato di 1.3 miliardi di euro annui. Non esistono di fatto dati nazionali sugli sprechi alimentari prodotti nelle mense scolastiche ma, secondo alcune rilevazioni[2], circa il 10% dei pasti serviti (pari a 87mila tonnellate di cibo) sono eccedenze, delle quali l'85% è totalmente sprecato. Fotografia restituita anche dai genitori "sentinelle" interpellati da Ipsos, i quali, in una scala da 1 a 10, danno un voto poco più che sufficiente alla lotta agli sprechi nelle mense dei figli (6.7), questione che sembra essere il vero tallone d'Achille nel servizio di ristorazione scolastica rispetto alla qualità del cibo (7.1) e alla pulizia degli spazi (7.6). Tuttavia 1/3 dei genitori risulta poco consapevole di cosa viene servito nel piatto del proprio figlio: sono pochi infatti i genitori in grado di dire se cibi biologici (38%), prodotti equo-solidali (44%) o prodotti DOP (46%) raggiungono il piatto del figlio quando mangia a scuola, e si dimostrano ancora meno partecipativi rispetto a un possibile coinvolgimento nelle commissioni mensa delle scuole. Solo il 3% dei genitori intervistati è attivo in una commissione mensa, nota come istituzione a 3 famiglie su 4; quasi la metà dei genitori non conosce le attività di tale commissione nel dettaglio, e solo 1 famiglia su 3 ha contatto diretto con i membri della commissione (33%), il cui impegno è peraltro riconosciuto utile dalla maggioranza (84%). Tuttavia, a domanda diretta, ben due terzi dei genitori si percepisce come soggetto potenzialmente utile in affiancamento all'istituzione nella scelta di menu di qualità e antispreco.

"È dai bambini che frequentano le mense che può partire il vero cambiamento. Parliamo di un comparto attorno al quale ruotano 10 milioni di persone, tra addetti ai lavori, insegnanti, docenti, studenti e personale non docente. I figli del 91% del campione intervistato. Un bacino enorme che rappresenta 1/6 della Nazione e che può farsi davvero promotore e partecipe di consumi alimentari sostenibili, attraverso l'adozione di comportamenti individuali e collettivi virtuosi" prosegue Marco De Ponte "Per questo ActionAid ha deciso di intervenire nella realtà scolastica, promuovendo con forza e a tutti i livelli la lotta agli sprechi, e coinvolgendo alunni, insegnanti e genitori in attività di formazione su stili alimentari rispettosi della propria salute e delle risorse disponibili." Come l'iniziativa Io Mangio Giusto, con la quale ActionAid si è posta l'ambizioso obiettivo di garantire, entro il 2015, che 15mila bambini possano avere accesso ad una mensa "più giusta" e almeno 40mila, insieme alle loro famiglie, possano capire l'importanza di una dieta sostenibile.

Ad Ancona, nell'a.s. 2013 - 2014 circa 200 alunni hanno lavorato con le proprie insegnanti sul kit didattico di ActionAid "Io mangio tutto" e realizzato lavori ed elaborati sul tema dello spreco alimentare, monitorando in alcuni casilo spreco in mensa nella propria mensa.

Grandi, infine, le aspettative degli italiani nei confronti dei possibili esiti di EXPO: la diminuzione del divario nella distribuzione delle risorse a livello globale (30%), la riduzione degli sprechi in tutta la filiera (30%), la lotta alla fame nel mondo (17%) nonché la riforma del sistema globale per la produzione agricola (8%).

"Ci fa molto piacere constatare una nuova consapevolezza degli italiani rispetto al proprio ruolo nevralgico di consumatori finali in una filiera strategica come quella del cibo" - dichiara Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid Italia - "È fondamentale che i cittadini riconoscano il peso specifico individuale in quelle dinamiche che partono dal proprio territorio ma assumono una valenza globale, con la volontà. Confidiamo dunque nell'opportunità offerta da Expo 2015 per lasciare una grande eredità a questa classe emergente di cittadini attivi e consapevoli".

Per maggiori info, visitate il sito www.operazionefame.it

[1] Indagine Ipsos realizzata a settembre 2014 attraverso metodologia CAWI su un campione di popolazione 18 - 60 anni di 1001 persone, stratificato e casuale, selezionato in base a quote per sesso, età, area geografica e titolo di studio

[2] Ricerca Nomisma/Pentapolis 2013

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