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Osimo: al festival del giornalismo d' Inchiesta è arrivato Antonio Ricci, papà di Striscia la Notizia

Un'altra giornata dedicata alle inchieste ieri ad Osimo. Prima un pomeriggio dedicato ai reportage fotografici di guerra e del terremoto che ha martoriato L'Aquila. Alle 21 è stato il turno di Antonio Ricci

Antonio Ricci riceve un omaggio dallo scultore Torcianti

Ad Osimo ieri, in occasione del secondo festival del giornalismo d'inchiesta, è arrivato il papà di Striscia la Notizia Antonio Ricci. Una serata intitolata “Quando l'inchiesta si veste di ironia”. Eppure a guardare bene, c'è sempre stato poco da ridere. Sì perchè ripercorrendo le tante trasmissioni ideate e realizzate da Ricci, la satira anche pesante e incalzante ha voluto porre l'attenzione del pubblico su ingiustizie, reati e ipocrisie della nostra classe politica e della società.

Proprio Ricci, intervistato da Paolo Festuccia (capo servizio della redazione romana de La Stampa) gli ha chiesto come è nata Striscia. Ricci ha ricordato la strage di piazza Fontana, per la quale i vari tg dell'epoca hanno raccontato la notizia allo stesso modo e con una stessa visione dei fatti. Lui lì ha pensato che, anche di fronte ad una notizia di cronaca dura e pura, si sarebbe comunque potuto “dare un versione diversa di quella versione monolitica della notizia data dai tg classici. Un visione, perchè no, anche satirica”. Ecco perchè il tg di Striscia la Notizia viene dopo i tg "classici" della tv.

Sono stati così ripercorsi gli esordi di diversi programmi, tra cui anche il Drive In, che per Ricci è stata una trasmissione profetica in quanto nella satira dei personaggi di Beruschi, Ezio Greggio, D'Angeloc'era l'Italia di oggi”, fino alle ultime novità di Striscia, in particolare i due nuovi velini che “se si fidanzassero con dei calciatori sarebbero trendy, se lo fanno le veline" invece sono considerate delle poco di buono. Con questa parole Ricci, che si è definito “libertario”, ha messo in chiaro come la tv non debba essere guardata come un mezzo dispensatore di istruzione. “La tv non è maestra di niente. E' a scuola che si fa istruzione ed è da lì che si deve partire. Bisogna insegnare alle persone a leggere la tv per quella che è e se la tv insegna qualcosa va bene, ma va contro la sua natura”. Ecco perchè Ricci ha sempre rispedito al mittente la "battaglie morali" che hanno messo sul patibolo le figure delle veline viste troppo spesso come donne oggetto. “Però nessuno attacca le modelle perchè se no gli tolgono le pubblicità” ha detto Ricci.

Nel pomeriggio il festival, organizzato da Juter Club Osimo e Circolo +76, ha aperto le porte anche a due mostre fotografiche. Alle 17,30, nelle Grotte del Cantinone è stata inaugurata una mostra fotografica di Giorgio Pegoli intitolata “Le guerre nel mondo” che ha raccontato gli strazianti scenari di guerra attraverso una galleria di 80 immagini. Alle 18, la seconda mostra del giorno: “L’Aquila, la ricostruzione che non c’ è”, presentata dal Circolo fotografico Avis Giacomelli nell’atrio del Palazzo comunale.

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