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Giornata europea della cultura ebraica: in Sinagoga per ridere e pensare

Si è tenuta ieri nella Sinagoga di via Astagno ad Ancona una conversazione sull'umorismo ebraico, tema cui era dedicata la "Giornata europea della cultura ebraica" di quest'anno

Da sinistra: Daniele Tagliacozzo e il Ministro del culto Nahmiel Ahronee

Due amici si incontrano: “Michele quanto sei cambiato! Ti ricordavo giovane e ora sei vecchio, ti ricordavo magro e ora sei grasso, ti ricordavo con molti capelli e ora sei calvo, ti ricordavo alto e ora sei basso!”
“Ma veramente io mi chiamo Giacomo…”
“Hai visto, pure il nome hai cambiato!”


 Per celebrare la “Giornata europea della cultura ebraica” si è tenuta ieri nella Sinagoga di via Astagno ad Ancona una conversazione sull’umorismo ebraico, tema cui è stata dedicata la giornata di quest’anno.
Hanno aperto l’incontro Daniele Tagliacozzo e l'assessore Andrea Nobili, seguiti dall’introduzione del presidente della comunità ebraica anconetana Bruno Coen, che ha portato i messaggi di saluto alla città del presidente Ucei Renzo Gattegna e del Rabbino capo di Ancona, Giuseppe Laras.

La discussione è poi entrata subito nel vivo, condotta con estro e – inevitabilmente, dato l’oggetto – una grande dose di ironia da Nahmiel Ahronee, il ministro del culto della comunità dorica, che ha guidato l’auditorio alla scoperta dell’umorismo ebraico, un umorismo sviluppatosi anche sotto i colpi di tristemente note persecuzioni sanguinarie – e per questo spesso inviso a tiranni e dittatori – divenuto di volta in volta valvola di sfogo, strumento di protesta e anche di sopravvivenza, se non fisica certamente psicologica.

Una comicità che si è nutrita fin dal principio del paradosso, non come elemento esterno alla realtà, ma come parte dei fatti della vita: negli aneddoti ebraici la logica non è mai un impedimento, non c’è niente che li leghi, e per questo sono anti-autoritari per definizione, quasi rivoluzionari.
Importantissima anche l’autoironia, che tuttavia non diventa mai sarcasmo: si corregge per migliorare, ma non si colpisce. Si ride di tutto: del dolore, della morte, della povertà, e anche del rapporto dell’uomo con l’Assoluto.

L’incontro si è poi concluso con un’interessante excursus sull’umorismo ebraico nel cinema, a cominciare dalle improvvisazioni sul set dei fratelli Marx fino a Ben Stiller, passando per Jerry Lewis, il grandissimo Mel Brooks e naturalmente Woody Allen, uno dei più apprezzati umoristi dell’era moderna.
Artisti diversi, ma tutti usciti da quella grande matrice yiddish che ha contribuito e contribuisce ancora a farci ridere e, spesso, riflettere.


 

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