Scuola, allarme sindacati: “A rischio 2mila docenti nelle Marche”

La Legge di Stabilità rischia di tagliare nelle Marche 750 posti nella scuola secondaria di primo grado e almeno 1250 in quella di secondo grado, docenti precari che non saranno più chiamati a integrare gli organici

Precari della scuola in protesta

La Legge di Stabilità innalzando le ore di insegnamento dei docenti rischia di tagliare nelle Marche 750 posti nella scuola secondaria di primo grado e almeno 1250 nella secondaria di secondo grado, docenti precari che non saranno più chiamati a integrare gli organici.

Questo l'allarme lanciato dai segretari regionali Claudia Mazzucchelli (Uil Scuola), Anna Bartolini (Cisl Scuola), Paola Martano (Snasl Confsal) e Giuseppe Fanesi (Gilda Unams) circa le ricadute occupazionali che scaturiranno dalla decisione del Governo di innalzare le ore in classe per i docenti – al netto della preparazione delle lezioni, della correzione dei compiti, dei consigli di classe e di istituto, dei colloqui con i genitori, dell'aggiornamento, della programmazione – dalle attuali 18 a 24 obbligatorie a settimana.

I sindacati hanno scritto una lettera ai segretari regionali dei partiti che sostengono il Governo Monti, Palmiro Ucchielli (Pd), Remigio Ceroni (Pdl) e Antonio Pettinari (Udc) chiedendo loro un incontro affinché “in sede di esame e approvazione del provvedimento in Parlamento tali disposizioni vengano eliminate”. Negli altri paesi europei l’orario di insegnamento è in media di 18 ore. I docenti italiani hanno un carico settimanale di ore di lezione in classe superiore alla media europea sia nella scuola primaria (22 contro 19,6) che nella secondaria di secondo grado (18 contro 16,3) e praticamente identico in quella di primo grado (18 contro 18,1).

“Per superare gli effetti negativi e dannosi delle misure previste dal Governo – concludono i rappresentanti dei lavoratori – abbiamo attivato una serie di iniziative, manifestazioni, modalità articolate di protesta e interrotto i rapporti con il Ministero dell’Istruzione. Gli insegnanti non chiedono vuote attestazioni di solidarietà ma azioni concrete da parte di chi può, con il voto in Parlamento, decidere il futuro della scuola italiana”. Analoga missiva è stata inviata anche ai parlamentari eletti nelle Marche.
 

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