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Martedì, 4 Ottobre 2022
Economia

Processo Banca Marche, la Procura: «Similitudini con il crac Sindona»

Sono iniziate le requisitorie dei pubblici ministeri. Per fine anno è attesa la sentenza

ANCONA – Simile «dal punto di vista fattuale e strutturale» a quello della Banca Privata Italiana di Michele Sindona. Il processo Banca Marche, iniziato nel 2017, è arrivato alle requisitorie del pool dei pm e ieri nella discussione al tribunale di Ancona è stata osservata una similitudine con uno dei crac più grandi d’Italia. A farla è stato il pm Andrea Laurino citando il fallimento datato 1974, quello che ha portato all'omicidio di Giorgio Ambrosoli fino alla morte misteriosa dello stesso Sindona, nel 1986. «Cito il caso perché ? - ha detto il sostituto procuratore, in aula, ai giudici del collegio penale -. Perché se voi andate a vedere quello che successe lì è molto simile dal punto di vista fattuale e strutturale a quanto successo qui».
 

Citata la sentenza della Corte di Cassazione sul caso Sindona evidenziando lo stesso meccanismo delle due banche: una condotta distrattiva con prestiti concessi a chi difficilmente li avrebbe potuti restituire.  Il meccanismo “amici degli amici” emerso più volte anche nelle fasi centrali del processo e sottolineato anche dagli avvocati di parte civile degli oltre mille beffati che hanno perso il loro risparmi di una vita. L’udienza continuerà lunedì prossimo per la conclusione della requisitoria del pool dei pm Laurino, Pucilli e Bizzarri che formuleranno le richieste di condanna. Poi toccherà alle parte civili e alle arringhe difensive. Per fine anno è attesa la sentenza del crac quantificato per oltre un miliardo di euro.

«Le requisitorie sono state puntuali e ricostruiscono i segnali di crediti difficoltosi presenti da tempo per cui non vi è stata una adeguata e prudenziale gestione da parte della banca a tutela dei risparmiator, clienti storici e fedeli», ha commentato l’avvocato di parte civile Paola Formica, per Adusbef. Sono 13 gli imputati, compreso l’ex direttore generale Massimo Bianconi, che devono risponde, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza.

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