Pieralisi cala il tris, tre nuovi vini e un nuovo brand per la cantina jesina

A Monteschiavo si unisce Tenute Pieralisi con una gamma alta di produzione da appena 10 dei 350 ettari aziendali. E nel 2018 arrivano gli spumanti

da sinistra: Andrea Pieralisi, gli enologi Simone Schiaffino e Carlo Ferrini, e Gennaro Pieralisi

Due rami della stessa pianta. C'era e c'è Monteschiavo, ora arriva Tenute Pieralisi. Con tre vini, novità 2017, ai quali si affiancheranno, il prossimo anno a completare la gamma, altre tre etichette. Il tutto all'interno di una svolta bio dell'interno gruppo. Svolta – e non rivoluzione – in quanto quello presentato a Maiolati Spontini lunedì 4 settembre, nelle terre coltivate dalla famiglia Pieralisi, è il traguardo di un percorso iniziato anni fa, accompagnato passo passo da un enologo di fama come Carlo Ferrini. Il toscano ha lavorato con il personale Monteschiavo ai nuovi vini che saranno commercializzati sotto l'insegna "Tenute Pieralisi". Fascia più elevata e pronta, nelle intenzioni dell'azienda, ad arrivare sul mercato per competere con i più grandi. Eccoli: Villaia 2016 (Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore doc, prodotto in circa 6000 bottiglie), Caccialepre 2015 (Rosso Piceno doc, circa 6000) e Re di Ras 2013 (Rosso Piceno doc, 3200 bottiglie più 50 magnum). Nel 2018 arriveranno un Verdicchio Classico Riserva (affinamento del Villaia) e due spumanti metodo classico da uve Verdicchio. «Non produzioni enormi – spiega Davide Orrù, direttore commerciale dell'azienda – ma di qualità all'interno di due progetti separati che partono dalla stessa terra. Naturalmente anche Monteschiavo continuerà a stare sul mercato e nel 2018, come abbiamo già fatto per il Tassanare e il Ruviano, alcuni prodotti subiranno un restyling». Ferrini ha lavorato a stretto contatto con l'enologo di casa, Simone Schiaffino. «Al mio arrivo – racconta Ferrini - ero perplesso ma siamo riusciti a passare dalla quantità alla qualità, cercando le migliori condizioni biologiche: ci siamo mossi vigna per vigna cercando la qualità massima per ogni zona». 

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Le tre new entry nascono in 10 dei 350 ettari aziendali. Gli stessi lieviti sono ricavati dalla piante del posto. «Molti utilizzano lieviti importati dall'estero ma quello possono farlo tutti – sottolinea Schiaffino - Utilizzare invece lieviti prodotti dalla buccia delle nostre uve ci permette di far esprimere al massimo il gusto del nostro territorio. Oggi qui abbiamo rispetto per il vitigno e per il vino. Ferrini? Un allenatore fondamentale, lo considero uno dei primi dieci enologi al mondo». Entusiasta Andrea Pieralisi, ad di Monteschiavo. «Per me è un'emozione forte – dice – dopo aver conseguito due certificazioni ambientali e lavorato molto sono convito che la prova del mercato sarà positiva. Quando ci siamo messi a tavolino avremmo voluto fare tutto in sei mesi ma in questa branca economica i tempi vengono dettati dal buon Dio, non dalla folle corsa che c'è in altri settori». Alla presentazione c'era anche Gennaro Pieralisi, presidente del Gruppo. «Questa è l'occasione per affermare la nostra azione in agricoltura – ha commentato l'Ingegnere – nonostante le difficoltà di questo settore dovute alla concorrenza di Paesi dove il lavoro costa meno. Il vino è un prodotto antico che ha subito cambiamenti nel corso dei millenni a seconda dell'evoluzione dei gusti del nostro palato: è buono quando le attese delle nostre papille gustative sono soddisfatte. Oggi non basta più la tradizione ma è cambiata la tecnica e la tecnologia. Anche noi ci siamo evoluti prendendo professionisti da quanto di meglio il mercato potesse offrire e dopo quattro anni di lavoro riteniamo di avere i migliori prodotti che la nostra terra potesse offrirci». Potrebbe finire qui con le sorprese. E invece no. Annunciato anche per fine settembre l'arrivo sul mercato di un nuovo olio extravergine di oliva. Si chiamerà Verde di San Settimio e sarà prodotto da una raccolta super precoce molando olive al primo stadio di maturazione.

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