Fincantieri, appello di Gregorini (Cna): “Salviamo l’indotto”

Richiamo della CNA alle Istituzioni e alla politica: “Non facciamo lo stesso errore commesso nella vicenda Merloni”. Parla Otello Gregorini, direttore provinciale

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

“Errare è umano, perseverare è diabolico, eppure nella nostra regione continuiamo a commettere gli stessi gravi errori”. Otello Gregorini, direttore della Cna provinciale, trova “assurdo che l’esperienza Merloni non abbia insegnato nulla e che si continui a sbagliare anche in merito alla Fincantieri”. Ecco il comunicato diffuso dall’associazione di categoria:

“Il caso Merloni – afferma il direttore – avrebbe dovuto far capire qualcosa a tutti noi, alle piccole imprese ma anche a chi le rappresenta ed in particolare alle istituzioni. Oggi, ed in prospettiva, chi risulta totalmente penalizzato è l’indotto. Stessa cosa sta accadendo relativamente all’altro caso scottante del nostro territorio: il caso Fincantieri”.
Una vicenda alla ribalta ormai da mesi quella della Fincantieri di Ancona, che sembra oltre tutto ancora molto lontana dal trovare soluzioni accettabili ed utili. “Comprendiamo lo stato d’animo dei dipendenti della Fincantieri che rischiano il posto e quindi il loro futuro – continua Gregorini – ma riteniamo altrettanto drammatica la situazione dell’indotto, che però passa inosservata e non dovrebbe, data l’importante consistenza numerica di imprese che lavorano per conto della Fincantieri”.

In effetti sono decine e decine queste piccole e medie imprese che garantiscono svariati posti di lavoro, molti in più delle stesse maestranze Fincantieri. Posti di lavoro assolutamente non più garantiti visto il concreto rischio di chiusura di queste attività dell’indotto.

“Le situazioni vanno inquadrate per quello che sono – asserisce Otello Gregorini - e chiunque è chiamato in causa per adoperarsi a trovare soluzioni che diano risposte a tutti i soggetti coinvolti, non sono ad alcuni”.
“Inoltre – aggiunge – una parte del mondo imprenditoriale che noi rappresentiamo, chiede una soluzione pratica, ovvero che si facciano arrivare almeno una o due navi da realizzare ad Ancona. Qui, invece, si rischia addirittura di veder trasferire tale possibilità magari a Porto Marghera”.
“Le istituzioni in primis, la politica poi – osserva il direttore provinciale Cna – devono sapere che la vicenda Fincantieri impatta in maniera pesante sull’indotto, ovvero su quei soggetti che realizzano la gran parte di una nave. Chiediamoci se vogliamo distruggere definitivamente il distretto della nautica,  che abbiamo per tanto tempo guardato con orgoglio come fosse un nostro fiore all’occhiello. Non sarebbe invece il caso di ritenerlo ancora un settore valido dal quale ripartire per rilanciare l’economia della regione?”

Cna provinciale di Ancona, insieme a Cna Marche e con il sostegno di altre associazioni, porranno la questione all’attenzione della Regione, e se non dovesse bastare, anche all’attenzione del Ministero.
Siamo stanchi di essere considerati supporto fondamentale verso i grandi gruppi – conclude Gregorini – perché quando c’è da prendere sono loro a farlo, mentre è il mondo delle pmi a pagare nel momento in cui si verificano problemi. D'ora in avanti vigileremo sulla questione perché ci sono tante imprese che sanno realizzare le navi e vogliono continuare a farlo, il nostro impegno è di dar loro una mano”.
 
 

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