Nuove regole UE, Coldiretti: “A rischio la pesca di cozze e vongole”

"La riclassificazione delle zone marine mette a rischio il settore della pesca dei molluschi nelle Marche, con 300 imbarcazioni tra pesca ed allevamento e 900 addetti tra marinai e lavoratori dell'indotto"

La riclassificazione delle zone marine mette a rischio il settore della pesca dei molluschi e mitili nelle Marche, con 300 imbarcazioni (tra pesca ed allevamento) e 900 addetti tra marinai e lavoratori dell’indotto. A lanciare l’allarme è Coldiretti Impresa-Pesca, dopo la decisione dell’Unione Europea di rivedere le norme sulla acque dove si pescano cozze e vongole.

“Nuovi modi di applicare la norma già esistente che finiscono per penalizzare duramente il nostro settore e che scaricano sui pescatori le mancanze delle amministrazioni nel tutelare il mare – sottolinea il responsabile nazionale dell’associazione, Tonino Giardini -. Siamo i primi a volere acque pulite e controlli continui a tutela delle nostre produzioni e dei consumatori, ma in questo modo non si fa un buon servizio né alle une né agli altri, mettendo in ginocchio un settore che è il fiore all’occhiello della pesca regionale e nazionale, con il 45 per cento del prodotto in esportazione, con il rischio di chiudere un settore economicamente sostenibile”.

COSA CAMBIA. Da un sistema dove l’apparato regionale preposto attuava controlli sulle acque per il tramite delle analisi delle polpe di molluschi e mitili, e sulla base dei risultati, si decideva se cozze e vongole si potevano o non potevano raccogliere o pescare, partendo da una verginità delle acque costiere, si è passati a una classificazione statica che indipendentemente dalla situazione delle acque, per la sola presenza di positività per un 10% dei campioni nel triennio precedente, declassifica le acque e costringe la stabulazione forzata del prodotto prima della immissione nel mercato.

“Considerato che gli impianti di questo preposti alla stabulazione riuscirebbero ad accogliere solo un decimo della produzione – spiega l’esponente di Coldiretti Impresa-Pesca -, ciò equivale a mettere in ginocchio l’intero settore”.
Un settore che produce all’anno 15mila tonnellate di prodotto, per un valore di 22 milioni di euro, con una buona fetta di questa produzione che raggiunge i mercati di Spagna, Francia, Germania ed altri paesi europei.  
C’è anche la necessità di avere tempi adeguati per modificare le strutture, commerciali della nostra regione che nella stragrande maggioranza dei casi non posseggono impianti di stabulazione. Togliere dal mercato l’85% delle imprese che commercializzano il prodotto significa danneggiare i produttori con la concentrazione del prodotto nelle mani di pochi soggetti che faranno il prezzo e inguaieranno ancor più un settore che già sul prezzo è in forte sofferenza.

Le aziende di produzione sono 280, con circa 650 addetti, cui si aggiungono altre 65 aziende della filiera tra servizi portuali e mercati, per un valore aggiunto di altri 10 milioni di euro.  Da qui la richiesta di un periodo “frizione” necessario di adeguamento, per non deprimere i settori economici: “E’ chiaro – scrive la Coldiretti – che coli ed escherichiacoli che, in alcune situazioni particolari, dopo le piogge si riversano nella costa non nascono nell’acqua salata, ma qualcuno dolosamente o colposamente li fa arrivare a mare e, se l’indagine si allargasse, potrebbe causare problemi per molti.  Vigileremo per questo, anche collaborando con la Magistratura, perché è evidente che qualcuno non fa il suo dovere.  I pescatori non possono subire le conseguenze di questa situazione, essendone vittime. Il settore attende un tavolo di concertazione con la Regione per evitare derive che non daranno beneficio a nessuno”.

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