Con il no al Ceta in salvo il grano anconetano, Gardoni: «Dobbiamo salvaguardare il nostro agroalimentare»

Nella provincia di Ancona se ne producono oltre 2,1 milioni di quintali. Secondo Coldiretti il no al trattato di libero scambio con il Canada può mettere in sicurezza la nostra agricoltura

«Nella provincia delle Marche che produce più grano duro siamo sollevati dalla decisione di non ratificare il Ceta, l’accordo di libero scambio con il Canada che avrebbe inondato il mercato di grano trattato con glifosato, prodotto vietato in Italia». È il commento di Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Ancona rispetto all’annuncio del Ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio rispetto alle intenzioni del governo. Scelta coerente con quanto sottoscritto dagli stessi candidati marchigiani prima delle elezioni del 4 marzo.

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La provincia di Ancona, secondo dati Istat rielaborati da Coldiretti Marche, è la più cerealicola delle Marche con una produzione che supera i 2,1 milioni di quintali in un territorio di quasi 50mila ettari. «Nonostante ci si sia battuti per avere l’indicazione di origine del grano sui pacchi di pasta - prosegue la Gardoni - Il Ceta, prevedendo l’azzeramento strutturale dei dazi per l’importazione del cereale dal Canada, comprometterebbe l'economia del nostro territorio e la salute dei cittadini. Felici della decisione del Ministro Centinaio, ci auguriamo di poter condividere con il nuovo Governo un percorso di salvaguardia e valorizzazione del nostro patrimonio agroalimentare».​

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