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CNA Ancona: indagine sulle imprese, crisi nera per l'edilizia

Un'indagine congiunturale della CNA provinciale di Ancona. Una parte che mette in risalto la crisi nera nel primo semestre del 2012 e i dati di previsione che, aprono a delle speranze di miglioramento

Questa mattina, presso la loro sede provinciale, il Cna (Confederazione nazionale artigianato) di Ancona ha presentato i risultati di un’indagine che ha riguardato tutte le piccole e medie imprese del territorio provinciale. Hanno relazionato il dott. Giovanni Dini(direttore Centro Studi Sistema), Otello Gregorini (direttore del Cna di Ancona), Marzio Sorrentino (vice direttore Cna di Ancona) e Stefano Sargentoni (vice direttore Cna di Ancona).

Dall’analisi effettuata sul primo semestre 2012 emerge una situazione di aggravamento della crisi, in particolare il settore più colpito è quello dell’edilizia e dell’installazioni d’impianti: il fatturato è in calo per oltre il 60% delle imprese della provincia, con una diminuzione della produttività del 51,2%. Anche i servizi sono in crisi anche se non raggiungono il livello dell’edilizia: si è registrata una perdita del 43% della produttività. Nel buio della crisi vede una migliore condizione la marco area del manifatturiero, dove il settore del legno-mobile è il più in crisi, mentre nei settori meccanica e moda si sono registrati danni minori.
Come ha spiegato il direttore del Cna Otello Gregorini, forse, le parole del premier Monti non sono poi così lontane dalla realtà perché, sempre dalla loro analisi, per il secondo semestre del 2012 si prevedono miglioramenti, una luce nel buio, un alleggerimento delle difficoltà anche se le attese restano in negativo. In particolare lo squilibrio tra casi di difficoltà nei vari settori parlano chiaro: nell’edilizia i casi di peggioramento prevarranno sui miglioramenti (43,9% contro 9,8%), stesso discorso per i servizi (44,1% contro 11,9%), lo stesso per il manifatturiero che però tende ad un notevole riequilibrio (29,8% contro 22,3%)

Insomma una situazione di grave disagio, nonostante qualche lieve miglioramento per il resto dell’anno. Il manifatturiero ha visto anche aumenti degli investimenti, ma per i restanti settori le imprese si trovano strozzate tra il calo della clientela che salda i pagamenti e l’impossibilità di fare investimenti per colpa dei livelli dei tassi di interesse. E’ chiaro che tutto ciò si riverbera pesantemente sui livelli di occupazione che in generale mantiene una certa stabilità ma il settore dell’edilizia, il più colpito, ha visto il 26,8% delle proprie imprese perdere occupazione. I dati sulla cassa integrazione confermano il dato: cresce il ricorso alla cassa integrazione guadagni nel primo semestre che interessa il 24,3% del totale delle imprese interessate dall’analisi.

A livello territoriale, nell’area sud di Ancona (le valli dell’Aspio e del Musone) si registra una stasi sui livelli di attività. Calano parecchio i livelli di produttività nell’area dello Jesino e questo è naturalmente dovuto alle problematiche legate alle aziende della Merloni e più in generale del Fabrianese. Viva una condizione dicotomica invece la zona di Senigallia che vede una parte di imprese peggiorare la produttività, ma altre aumentarla e questo è dovuto ad un’analisi di Senigallia dove vengono inserite imprese che lavorano nel turismo (in positivo) e quello dell’edilizia( in negativo).

Si può dire che, al d là di un settore come quello manifatturiero che di fronte alla crisi sta mostrando una resistenza maggiore e anzi, in alcuni casi come la moda e il meccanico ha tirato fuori i muscoli, la situazione delle piccole e medie imprese del territorio anconetano è nera. Il Cna, tramite la voce di Marzio Sorrentino, denuncia il sentimento delle imprese: si sentono abbandonate dalle istituzioni e chiede l’intervento della Regione, che tuteli li piccole e medie realtà in occasione di appalti pubblici e aiutando il settore dell’edilizia attraverso una semplificazione delle burocrazie.

Purtroppo oggi la situazione mette le imprese di fronte a scelte difficili perché, proprio lo studio del Cna di Ancona, ha dimostrato come le principali misure messe in atto per fronteggiare la depressione economica sono la ricerca di mercati esteri, la rinuncia delle imprese a margini di guadagno per di rimanere nei mercati  e la riduzione del personale. La speranza della CNA è che per il futuro si vada verso un alleggerimento della pressione burocratica e fiscale per le imprese, in particolare quelle piccole e medie, come auspicato dal Governo nazionale, per far ripartire l’economia. La necessità è che questo si faccia nei tempi più brevi possibile.
 

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