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Cinghiali, Coldiretti: “Tassa occulta per gli agricoltori da 4.5 milioni”

Tra incidenti stradali e danni nei campi, i cinghiali costano ai cittadini marchigiani 4,5 milioni di euro all'anno, tanto da aver ormai preso i connotati di una vera e propria tassa per gli agricoltori

Tra incidenti stradali e danni nei campi, i cinghiali costano ai cittadini marchigiani 4,5 milioni di euro all’anno, tanto da aver ormai preso i connotati di una vera e propria tassa, pagata a caro prezzo soprattutto dagli agricoltori.
È quanto emerso dall’incontro che la Coldiretti regionale ha avuto ad Ancona con l’assessore regionale alla Caccia, Paolo Eusebi, sul problema delle devastazioni causate dagli animali selvatici sulle strade e nelle campagne.

Ai 2,4 milioni di euro di danni provocati nelle campagne si aggiungono quelli registrati nelle aree protette e nelle oasi, con il conto stimato che arriva a 3 milioni. Senza considerare la perdita di quote di mercato, tanto da aver spinto ora Coldiretti a intraprendere con gli agricoltori le vie legali contro le istituzioni. Vanno poi considerati gli incidenti stradali.
Nonostante l’ultimo regolamento regionale in materia abbia reso più difficile avere un indennizzo (peraltro pagato solo per il 50 per cento del danno), il bilancio parla di 1,5 milioni di euro. E questa somma – lamentano gli agricoltori – non tiene conto degli schianti effettivamente provocati da animali selvatici ma ora non riconosciuti.

“Quattro milioni e mezzo che in realtà sono anche di più a fronte di una politica sino ad oggi incapace di decidere – ha accusato il presidente di Coldiretti Marche, Giannalberto Luzi -. Occorre iniziare a capire che il problema dei selvatici non è di questo o quel comparto ma è un problema dell’intero territorio che va affrontato in maniera globale, poiché se non verrà risolto porterà alla desertificazione delle montagne e delle colline di questa regione, con l’abbandono delle aziende agricole. Il primo obiettivo deve essere quello di ridurre le popolazione dei cinghiali. Oltre a ciò, andrebbero recintate le aree protette, per limitare le incursioni degli animali nelle aziende”.

“La politica ha lasciato incancrenire la situazione e quando le leggi perdono di vista l’interesse generale per rispondere ad esigenze particolari e lobby vengono fuori delle porcherie che finiscono per fare un cattivo servizio a tutti – ha sottolineato l’assessore regionale alla Caccia, Paolo Eusebi -. Ora bisogna invertire la rotta. Ci sono zone dove i cinghiali non devono esserci. Per fare questo bisogna intervenire in maniera coordinata. Oltre a ciò gli agricoltori devono essere messi in grado di difendere le aziende e sparare ai cinghiali all’interno dei fondi di proprietà”.
 


 

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