Venerdì, 25 Giugno 2021
Economia

Imprese: settimo trimestre consecutivo di recessione, giù tutti i settori

Secondo l'indagine "Giuria della Congiuntura" di Unioncamere Marche, tra gennaio e aprile la produzione è calata del 4,8% trascinando il fatturato (-4,6%) e gli ordinativi (-5,8). Solo il fatturato estero segna un +2,4%

Adriano Federici, presidente Unioncamere

Marche, siamo al settimo trimestre consecutivo di recessione. La produzione industriale, secondo l’indagine trimestrale “Giuria della Congiuntura” realizzata dal Centro Studi di Unioncamere Marche, diminuisce dal terzo trimestre del 2011.

L’ultimo dato, arrivato come un secchio di acqua gelata sulle speranze del sistema produttivo marchigiano, parla di un calo della produzione del 4,8% tra gennaio ed aprile di quest’anno, dopo aver registrato una diminuzione del 6,2% nell’ultimo trimestre del 2012. La discesa della produzione, nel primo trimestre del 2013, ha trascinato con sé anche il fatturato (-4,6%) e gli ordinativi (-5,8), mentre solo il fatturato estero risulta in aumento del 2,4%. Unica eccezione il mobile, che vede anche il fatturato estero diminuire del 4,4%.

”Per uscirne” commenta il presidente di Unioncamere Adriano Federici  “servono politiche fiscali e monetarie adeguate ad avviare una solida ripresa economica. Occorre che il sistema creditizio metta a disposizione delle imprese finanziamenti adeguati a rilanciare con forza gli investimenti, per contrastare il declino della produttività e della competitività di una parte delle nostre produzioni. Per fortuna nelle Marche esiste ancora un tessuto diffuso di imprese che garantisce  tenuta e coesione sociale, ma occorre fare presto perché la crisi sta intaccando anche questa nostra specificità”.

Una conferma di quanto affermato da Federici viene dal fatto che proprio le imprese artigiane e quelle con meno di dieci addetti, da punto di forza, stanno diventando elemento di criticità dell’economia marchigiana. L’artigianato nel primo trimestre dell’anno ha visto un calo produttivo del 5,6% che sale al 5,8% nelle imprese fino a nove dipendenti. Una flessione che scende al 5,5% nelle medie aziende fino a 49 dipendenti e si limita al 3% nelle grandi imprese industriali tra i 50 ed i 500 dipendenti.

Tra i settori produttivi, la crisi ha fatto sentire tutti i suoi effetti sul mobile, che vede la produzione crollare del 9,5% e il fatturato del 7,1. Molto male anche il tessile abbigliamento, con la produzione in caduta dell’8,8% e gli ordinativi, addirittura, del 10,2%. Per gli altri comparti manifatturieri il calo produttivo va dal 3,6% delle calzature al 4,5 delle imprese energetiche. Meglio di tutti va la meccanica, che ha perso solo il 2,2% della produzione.

La crisi non salva nessuna parte del territorio marchigiano. Trascinata in basso dalle difficoltà del mobile, è la provincia di Pesaro Urbino a pagare il prezzo più pesante ed a perdere il 5,5% della produzione. Seguono le imprese del piceno (-5), di Ancona (-4,7), di Macerata (-4,6) e di Fermo (-4,2).
Diminuendo produzione e ordinativi, le imprese marchigiane sono costrette a lavorare a ritmo ridotto, utilizzando gli impianti solo al 74,1% della loro potenzialità. Una percentuale che scende al 69% nell’artigianato.

Altro effetto collaterale di una crisi che non vuole finire: le imprese vivono giorno per giorno, con gli ordini che garantiscono appena 5,5 settimane di produzione, mentre gli artigiani devono accontentarsi di 3,3 settimane di produzione assicurata.
Malgrado tutto, quello che non manca agli imprenditori marchigiani è la fiducia sulle loro capacità di reagire alla crisi. Il 27% degli imprenditori intervistati da Unioncamere Marche, prevede di aumentare la produzione entro la fine di giugno e il 29% pensa di migliorare il fatturato.
A temere una ulteriore diminuzione della capacità produttiva sono 15 imprenditori su 100 mentre il 17% vede il fatturato in ulteriore calo. L’ottimismo prevale tra le imprese esportatrici: il 44% vede la produzione in aumento, il 35% stabile e il 21% in diminuzione.

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