Economia

Donne: il 21,5% delle imprese anconetane è rosa

Donne che lavorano, che accudiscono i familiari, che curano la casa: donne d'Italia. Adriana Brandoni, presidente del Comitato Impresa Donna Cna della provincia di Ancona, le racconta così

Nella foto: Adriana Brandoni, presidente del Comitato Impresa Donna Cna

E’ noto che ancora oggi le donne, così come i giovani, sono fortemente penalizzate nel mercato del lavoro. A renderle fragili sono le difficoltà inerenti la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

“Anche nella nostra provincia – racconta Adriana Brandoni, presidente del Comitato Impresa Donna Cna provinciale - la donna fa più fatica a trovare spazio nel mercato del lavoro dato che il tasso di disoccupazione femminile è più alto di quello maschile. La retribuzione media delle donne è più bassa del 4% rispetto a quella di un uomo, con un divario quantificabile in circa 4mila euro l’anno”.

Nella provincia di Ancona il 21,5% delle imprese è a guida femminile (oltre 10.000 imprese iscritte alla Camera di Commercio), con una presenza forte nell’agricoltura, nei servizi di assistenza alla persona, nel commercio e nel turismo e nei sevizi di assistenza alle imprese e cominciano  ad esserci presenze femminili anche in settori tradizionalmente maschili come edilizia, meccanica. Per quel che riguarda la forma giuridica il 27,5% è costituito da ditte individuali e tra le imprese di capitale, quelle più solide, solo il 5% è guidato da donne.
Quasi il 60% delle imprenditrici ha più di 40 anni, “perché la donna – continua Adriana Brandoni - spesso sceglie di fare impresa solo dopo aver assestato la propria vita familiare, dato che la nascita e la gestione di un figlio è affare molto più complesso per una lavoratrice autonoma”.
E non è difficile capirlo: un’imprenditrice dedica alla sua attività lavorativa ben più di 8 ore giornaliere e, se non può contare su una rete di supporto familiare, difficilmente riesce a rendere solida la propria attività. Questo aspetto complica la vita dell’impresa al femminile anche nei rapporti con le banche che vedono l’impresa più fragile (nonostante le statistiche dimostrino una maggiore solvibilità dell’impresa in rosa).

“L’attuazione di politiche e servizi atti a favorire la conciliazione dei tempi di vita con quelli del lavoro – asserisce la presidente del CID Cna - è uno degli aspetti che vede il nostro Comitato impegnato per rendere più attrattiva la scelta del fare impresa per le nuove generazioni, intesa sia come forma di auto impiego che di creazione di nuovi posti di lavoro, per favorire la partecipazione della donna alla vita politica e sociale favorendo il mainstreaming, in un’ottica di responsabilità sociale dell’impresa, di attenzione all’ambiente e alla persona, con riflessi positivi nelle comunità in cui l’impresa si trova ad operare”.

Nell’attuale congiuntura economica l’impresa in rosa dimostra in effetti maggiore tenuta, grazie anche a tenacia e tanta creatività e all’attenzione a percorsi formativi,  in un’ottica di collaborazione tra imprese e di scambio di buone prassi.

“Altro obiettivo importante da perseguire – conclude la Brandoni - è l’inserimento della donna nei luoghi decisionali, per contaminare con un approccio di genere le scelte di politica sociale ed economica per il superamento della crisi epocale che stiamo attraversando”.
 

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