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Fuga dei cervelli all'estero, c'è chi rimane e sceglie di investire nel territorio. La storia di 4 imprese in controtendenza

Sono 239.000 i connazionali under 35 che negli ultimi 10 anni si sono trasferiti all’estero, solo 82.000 quelli invece rientrati, il tutto in un contesto di generale e costante invecchiamento della popolazione alimentato da una bassa natalità

I dati dei giovani italiani emigrati oltre confine, recentemente pubblicati dall’Istat, delineano un quadro oltre modo preoccupante che va ad influire inevitabilmente anche sulla stabilità e sostenibilità delle nostre aziende. Sono 239.000 i connazionali under 35 che negli ultimi 10 anni si sono trasferiti all’estero, solo 82.000 quelli invece rientrati, il tutto in un contesto di generale e costante invecchiamento della popolazione alimentato da una bassa natalità. Anche a Fabriano i dati dell'istituto di statistica mostrano come, mentre nel decennio 2002-2012 sono emigrati all'estero in media 32 residenti l'anno, nel decennio successivo la stessa media annuale è salita a ben 122 cittadini che hanno scelto di andare fuori dai confini nazionali.  E poi c’è chi resta, chi invece ha deciso con convinzione di investire e restare a vivere nel “Bel Paese”: il responsabile sindacale CNA di Fabriano ha incontrato alcuni giovani imprenditori del territorio, tutti rigorosamente sotto i 35 anni, affinchè raccontassero la loro storia e la volontà di rimanere ancorati nella nazione considerata da molti, anche all’estero, la più bella del mondo. 

Le loro storie

Luigi Graziano (29 anni) della carrozzeria New Roger afferma “per quanto mi riguarda non cambierei lo stile di vita italiano con nessun altro al mondo. E’ vero, spesso le problematiche che dobbiamo affrontare come titolari di impresa ci mettono a dura prova, penso ad esempio alle lungaggini incomprensibili della burocrazia che incidono negativamente anche sulla nostra produttività, nonostante questo mi sento un privilegiato nel poter svolgere la professione che amo in questo Paese. Prima di diventare imprenditore ammetto di aver valutato l’ipotesi di spostarmi all’estero, ora non ci penso più.“ 

Anche Manuele Brega e Matteo Mearelli (rispettivamente 31 e 32 anni), titolari di Urban Style, attività di parrucchiere uomo/donna, dicono la loro:  “se è vero come è vero che questo Paese, nonostante tante problematiche, possa ambire ad avere un futuro radioso, questo dipende anche dalla passione e dalla competenza dei giovani artigiani che da sempre hanno rappresentato una categoria molto invidiata all’estero. Crediamo che rimanere nel nostro territorio sia la scelta di gran lunga migliore perché qui abbiamo tutto, possiamo contare su chi crede in noi e nel nostro lavoro. Stiamo anche pensando di ampliare i servizi della nostra attività, quando sei consapevole di trovarti nel giusto contesto, gli stimoli ad andare oltre non possono mancare.”

Debora Sanna (31 anni), giovane imprenditrice che gestisce il Cafè Bistro', la pensa così: “personalmente sono molto legata all’Italia, la mia famiglia affonda le radici in questo splendido Paese ed è qui che voglio stare, dunque non ho mai pensato di trasferirmi all’estero. Spesso mi capita però di pensare che il nostro Stato, per tanti motivi, non sia sempre adeguato nel supportare una categoria, come quella degli imprenditori italiani, il cui coraggio, genio e intraprendenza ci ha reso grandi, dentro e fuori i confini nazionali. Le difficoltà che affrontiamo quotidianamente nel portare avanti le nostre imprese, vale a dire i nostri sogni, mi fanno comprendere del perché alcuni decidano di andarsene, ma io non mollo e rimango ferma nella mia ambizione di crescere insieme al territorio che amo.” 

Conclude Daniele Ciappelloni, a 29 anni gestisce un’attività all’avanguardia nel settore della comunicazione: “il lavoro che svolgo mi ha portato diverse volte anche ad operare all’estero e sono perfettamente consapevole delle maggiori opportunità che nel mio settore avrei probabilmente oltralpe rispetto all’Italia. Nonostante questa la mia sfida più grande è dimostrare che questo territorio ha ampi margini di crescita e io voglio contribuire a piene mani a questo processo, perché amo la mia terra, ne apprezzo e conosco le enormi potenzialità e non la lascerei per nulla al mondo. La vita è pervasa di lavoro forse per buona parte del nostro tempo, ma è fatta anche di valori, di paesaggi, di legami e di buon cibo, quando sai di essere nato e cresciuto nel Paese più bello del mondo, metti tutto te stesso nel combattere burocrazie e malfunzionamenti che troppo spesso caratterizzano il nostro sistema italiano, lo fai con l’ambizione di vincere.”

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