Sabato, 12 Giugno 2021
Economia

Export: record per il cibo made in Marche, è boom tra gli “sceicchi”

Nel giro di dieci anni il made in Marche a tavola è addirittura raddoppiato. Nei ricchi stati petroliferi (Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti) si è passati da 22 milioni a 56 milioni di euro

Il lussuoso hotel Burj al-Arab, a Dubai (dal web)

E’ record storico per il cibo marchigiano all’estero che nel 2012 ha fatto segnare un valore di 322 milioni nelle esportazioni, il 16% in più rispetto al 2011, con un vero e proprio boom di vendite negli stati degli sceicchi e dei petrodollari. A sostenerlo è la Coldiretti Marche sulla base dei nuovi dati Istat sul commercio estero.

Dall’analisi emerge che nel giro di dieci anni il made in Marche a tavola è addirittura raddoppiato, passando dai 163 milioni di euro ai 322 attuali, per una quantità totale di 510 milioni di chili di prodotti acquistati all’estero.
Se il mercato di riferimento resta quello europeo dove la stagnazione dei consumi continua a pesare (198 milioni, l’uno per cento in meno), l’agroalimentare nostrano guadagna soprattutto su quelli emergenti. Nei ricchi stati petroliferi (Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti) si è passati da 22 milioni a 56 milioni di euro, con un incremento di quasi tre volte. Export raddoppiato se si considera, invece, l’intero continente asiatico, passato da 42 milioni di euro a 84 milioni.
Un segnale importante, sottolinea Coldiretti, considerato che si tratta di paesi emergenti con grandi margini di crescita per l’affermazione del cibo marchigiano. Esportazioni in aumento anche su un mercato storico come quello statunitense (+9%).

“E’ questa la dimostrazione che dinanzi alla globalizzazione ci salveremo solo ancorandoci a quei prodotti e a quel saper fare che sono espressione diretta della nostra identità e del nostro territorio – sottolinea il presidente della Coldiretti Marche, Giannalberto Luzi -. I fatti hanno dimostrato che pensare di competere su  produttività e costi di produzione significa perdere. Se invece aggiungiamo creatività, paesaggio, storia, tutto ciò che di bello e unico abbiamo in questo Paese, possiamo vincere e noi tutti questi valori li mettiamo nostri prodotti agroalimentari”.

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