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Maltempo, Coldiretti Marche: “Nelle campagne danni per milioni di euro”

Il fenomeno più grave riguarda le frane. Le infiltrazioni di acqua stanno compromettendo la stabilità dei terreni, specie quelli collinari, aggravando una situazione che vede già le Marche come la regione con il più alto indice di franosità

Si contano danni per diversi milioni di euro nelle campagne marchigiane a causa del maltempo che ha causato frane nei terreni e allagato i campi appena seminati. A fare un primo bilancio delle violente precipitazioni che hanno colpito il territorio regionale è la Coldiretti. Il fenomeno più grave riguarda le frane. Le infiltrazioni di acqua stanno compromettendo la stabilità dei terreni, specie quelli collinari, aggravando una situazione che vede già le Marche come la regione con il più alto indice di franosità, quasi il 20 per cento del totale della superficie.

Ma l’acqua ha anche allagato i terreni appena seminati a grano, con il rischio di asfissia delle sementi. Il vento forte ha, inoltre, spezzato anche i rami di alberi da frutto. Al di là dell’emergenza, sottolinea Coldiretti, gli allagamenti che hanno colpito soprattutto il Pesarese testimoniano la necessità di rivedere la gestione del territorio, a cominciare dalle aree forestali. L’esondazione del Candigliano a Cantiano, del Burano a Cagli, del Foglia a Chiusa di Ginestreto e del Metauro a Pian di Rose evidenzia non solo l’incapacità del sistema idrico a sopportare tali carichi di pioggia, ma, alla luce della quantità di materiale legnoso che si sta rivenendo lungo i punti critici di molti fiumi marchigiani, è evidente che molti danni si sarebbero potuti contenere se non addirittura evitare.

Il mantenimento della salute e della vitalità degli ecosistemi forestali è un elemento indispensabile per la corretta regimazione delle acque e per consentire la prevenzione di fenomeni erosivi e catastrofici come quelli a cui si sta assistendo. In tale ottica occorre un maggiore coinvolgimento delle imprese agricole e forestali nelle aree interne che, con il loro lavoro, non solo mantengono viva l’economia montana ma rappresentano un vero e proprio presidio contro i fenomeni di dissesto.

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