Crolla la produzione di castagne, il “colpevole” è un parassita cinese

Coldiretti: "In Regione calo del 50%. Occorre un piano di lotta al cinipide, l'insetto proveniente dalla Cina che distrugge gli alberi". Letale per gli alberi anche il "mal d'inchiostro", un fungo che aggredisce fusto e radici

Crolla la produzione di castagne nelle Marche. A lanciare l’allarme è la Coldiretti regionale: il raccolto 2013 dovrebbe essere più che dimezzato rispetto allo scorso anno, tanto da attestarsi sotto i 3mila quintali.

Le condizioni meteo di quest’anno hanno ritardato la maturazione di circa 10-15 giorni ma i problemi principali sono venuti dalla grandine e dagli attacchi del cinipide del castagno, l’insetto proveniente dalla Cina che, pur non toccando le castagne, sta distruggendo gli alberi, combinati a quelli del mal d’inchiostro, un fungo che anch’esso aggredisce il fusto e le radici.

Una situazione che accomuna le Marche al resto del territorio nazionale, mentre le importazioni sono cresciute del 20 per cento nei primi sette mesi del 2013 dopo che nel 2012 erano praticamente raddoppiate rispetto all’anno precedente e quasi triplicate rispetto al 2010.
Il rischio è che per la mancanza di un sistema trasparente di etichettatura le castagne importate vengano spacciate come nazionali mettendo a rischio anche le produzioni nazionali sopravvissute fino ad ora.
Meglio allora, sostiene la Coldiretti, frequentare i mercati degli agricoltori di Campagna Amica o le sagre in programma in questi giorni sul territorio regionale dove è possibile fare buoni acquisti di alta qualità, oppure rivolgersi alle imprese agricole.
E’ comunque necessario che le Istituzioni, oltre a continuare le attività di lotta al cinipide, mettano in campo azioni determinanti per il rilancio del settore, tra cui sicuramente più controlli sull’origine delle castagne messe in vendita in Italia per evitare che diventino tutte castagne nostrane.

Il castagno riveste ancora una rilevanza economica e sociale notevole in molte aree collinari e montane, non solo per la produzione di frutti e legno, ma anche per il presidio del territorio e  per la salvaguardia dell’assetto ambientale e idrogeologico. La bellezza dei boschi, con castagni spesso centenari, rende fruibili tali luoghi anche per scopi turistici e di svago, determinando un ulteriore indotto economico. L’habitat del bosco di castagno risulta poi fondamentale per la selvaggina, per la produzione del caratteristico miele e per la raccolta dei funghi e dei piccoli frutti.
Secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat, nelle Marche sono 850 gli ettari di castagneti in produzione, curati da circa 540 aziende. La maggior parte dei castagneti da frutto (ben il 94 per cento) si trova nell'Ascolano, davanti al Maceratese (4 per cento), mentre le altre tre province (Fermo, Pesaro, Ancona) rappresentano assieme il restante 4 per cento. Tre sono i tipi di castagne presenti nell'elenco ufficiale dei prodotti agroalimentari tradizionali: marrone del Montefeltro, marrone di Acquasanta Terme e marrone di Roccafluvione.

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