Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Economia

Contratto statali, dagli aumenti di stipendio ai buoni pasto: tutte le novità

Stretta finale tra governo e sindacati per arrivare ad un accordo. Sul tavolo l'ipotesi di un aumento medio di 50 euro netti in busta paga, ma sono molti i temi caldi della trattativa

Contratto statali: ci siamo. L’accordo tra Aran (che rappresenta il governo) e sindacati per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici delle Funzioni centrali potrebbe essere siglato già oggi. C’è infatti la volontà di chiudere prima di Natale, ma non è escluso che nel caso in cui le parti non riescano a trovare un’intesa la trattativa si possa trascinare ancora per qualche giorno.

La bozza di rinnovo ad ogni modo è sul tavolo da tempo e, salvo sorprese dell’ultima ora, dovrebbe portare ad un aumento medio di 85 euro lordi (50 euro netti in busta paga) per tutti i dipendenti, con un bonus extra per chi guadagna di meno. Ma non è questa l’unica possibile novità su cui devono trovare un’intesa governo e sindacati.

Sul tavolo ci sono varie ipotesi, dall’introduzione di un tetto per gli straordinari alla riduzione del tempo minimo dedicato alla pausa pranzo. In questi giorni agenzie di stampa e quotidiani hanno pubblicato diverse indiscrezioni sui temi caldi affrontati dalle parti in sede di trattativa. Il contratto riservato agli impiegati delle Funzioni centrali (ovvero ministeri, Agenzie fiscali ed enti centrali), farà poi da apripista ai contratti degli altri comparti del pubblico impiegocome spiega “Termometro politico”

Vediamo nel dettaglio quali sono e cosa potrebbe cambiare per i dipendenti pubblici nei prossimi anni.   

Contratto statali, aumenti in busta paga

La novità più attesa dai lavoratori è senza dubbio quella sui possibili aumenti in busta paga. Si parla in media di circa 85 euro lordi per tutti gli impiegati del pubblico. Un aumento che verrà in parte corretto da un meccanismo perequativo per aiutare chi ha un reddito basso: si parla in questo caso di un ulteriore aumento di venti euro lordi in busta paga per chi guadagna di meno. Ma attenzione: gli aumenti non partiranno dal 1° gennaio 2018. Quasi sicuramente i lavoratori dovranno attendere il mese di febbraio o marzo. Secondo Adnkronos, inoltre, la metà della parte variabile destinata al salario accessorio sarà finalizzata "a premi correlati alla performance organizzativa e a quella individuale oltre che a indennità relative alle condizioni di lavoro".. Si punta dunque a rendere più efficiente la macchina pubblica.

Riduzione della pausa pranzo

Un altro dei temi su cui si è discusso molto in questi giorni, nonché fonte di tensione tra governo e sindacati, è la riduzione del tempo minimo da dedicare alla pausa pranzo: si passerebbe dagli attuali 30 minuti a soli 10 minuti. Un taglio drastico, in linea con l’intento di eliminare un ostacolo alla flessibilità dell’orario. Una novità che ovviamente non piace alle organizzazioni sindacali. "Se la pausa diminuisce diventa non più una pausa pranzo, ma una semplice pausa - ha detto ad esempio Cristiano Fiorentini dell'Unione Sindacale di Base - potrebbero decidere che non serve più il buono pasto e si riduce l'orario". Possibili novità in vista anche sui buoni pasto: secondo Il Fatto Quotidiano il valore del buono potrebbe essere fissato a sette euro per tutti i dipendenti del comparto pubblico. 

Contratto statali, dagli straordinari alla lotta all’assenteismo

Altra ipotesi sul tavolo è quella di introdurre un tetto per gli straordinari. L'idea è fissare il limite a 180 ore l’anno, in modo tale da limitare i costi per l’amministrazione centrale. Ma anche su questo punto sembra che l’ipotesi di un accordo sia niente affatto scontata. Governo e sindacati trattano anche sull’orario di lavoro: c’è infatti la possibilità che nel nuovo contratto vengano previste forme di flessibilità, ovvero fasce di tolleranza in entrata e in uscita. Nei giorni scorsi si è parlato anche di una misura choc per contrastare la piaga dell’assenteismo: allo studio ci sarebbe l’ipotesi di decurtare lo stipendio a tutti i colleghi dei dipendenti assenteisti per "disincentivare elevati tassi di assenza del personale".

Statali, rischia il posto chi commette molestie in ufficio

Stretta anche per chi "commette molestie a carattere sessuale" sul luogo di lavoro. La conseguenza immediata potrebbe infatti essere la sospensione del lavoratore fino a un massimo di sei mesi. Se la molestia è particolarmente grave o viene reitarata più volte nell'arco di due anni scatta invece il licenziamento.

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