CNA Federmoda: necessari interventi d’emergenza per la salvaguardia della filiera moda italiana

La recente indagine sulle aspettative per il 2021 oltre il 35% degli imprenditori dichiara di essere a rischio chiusura nell’anno in corso, mentre il 42% ha ridimensionato la propria attività e non prevede di tornare ai livelli pre-crisi nel 2021

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

Il settore moda sta pagando pesantemente gli effetti della crisi pandemica che ha travolto il 2020 e della quale ancora non si vede la conclusione. Le ultime stime, elaborate dal Centro Studi della CNA Nazionale, prospettano, nel nostro Paese, una riduzione per il 2020 di oltre il 30% del fatturato complessivo del settore moda: almeno 30 miliardi persi, con picchi aziendali che arrivano anche a superare il 50%. La recente indagine sulle aspettative per il 2021 oltre il 35% degli imprenditori dichiara di essere a rischio chiusura nell’anno in corso, mentre il 42% ha ridimensionato la propria attività e non prevede di tornare ai livelli pre-crisi nel 2021. L’85% delle imprese del settore chiede al Governo aiuti economici e il 31% investimenti in Scuola, Università, ricerca e sviluppo e altre misure necessarie al sostegno al reddito dei lavoratori e agli investimento in politiche sociali.

“Possiamo parlare di un anno cancellato – dichiara la responsabile CNA Federmoda Ancona Lucia Trenta – considerando che per la stagione autunno/inverno 2020/2021 la campagna vendite sì è conclusa a fine febbraio (quando solitamente arriva a metà aprile) e che i negozi sono stati chiusi gran parte dell'anno, cancellando di fatto la gran parte delle vendite al dettaglio stagionali”. Le imprese produttrici hanno avviato la campagna commerciale P/E 2021 verso distributori in grande difficoltà economica a causa delle mancate vendite del 2020 e spesso non in condizione di pagare la merce consegnata dalla produzione, che si è conclusa con cali dal 30% al 50%.  

“L’anno nuovo – continua la Trenta – inizia quindi con scarsi ordini da portare in produzione e con una campagna vendite A/I 2021/2022 posticipata di un mese e mezzo, che compromette le prossime produzioni 2021”. Lo spostamento o cancellazione degli eventi fieristici in Italia ed all’estero e delle presentazioni delle collezioni fanno prevedere una forte ripercussione sulle produzioni che dovrebbero essere realizzate tra giugno e ottobre 2021 con stime di ulteriori perdite dal 30% al 50%.

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