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Massimo Sturani

Massimo Sturani

«Penso di aprire tutto. Polizia? Che entri a testa alta, troverà solo disperazione»

Il barista e ristoratore Massimo Sturani sul ritorno in zona arancione: «Non ho i soldi per pagare le bollette, ai miei gienitori l'ho già chiesti una volta»

«Fra qualche giorno probabilmente dirò “basta” e riaprirò il mio locale del tutto, poi facessero quello che vogliono. Le forze dell’ordine? Se vorranno entrare per farmi un verbale o farmi chiudere lo facessero, ma a testa alta, perché quando verranno qui non troveranno un delinquente o uno spacciatore, bensì solo uno che sta gridando la sua disperazione». Massimo Sturani, il titolare del “Maxi bar” che alcuni giorni fa aveva messo in piedi una protesta incatenandosi sul tetto della sua auto, commenta così il ritorno di Ancona in zona arancione. «Ormai siamo già morti- prosegue- anche se mi faranno chiudere per diversi giorni, in quel caso avrò vinto io perché non potrò certo morire una seconda volta». Zona arancione, futuro grigio. Massimo alza il dito e mostra il soffitto: «Vedi? C’è ancora la luce, ma chissà se domani l’avrò ancora perché le bollette non riesco a pagarle. Non ho i soldi, chiederli di nuovo ai miei genitori come ho già fatto una volta è deprimente- continua Max- primo, perché papà ha quasi 90 anni, poi perché sarei io a dover aiutare loro e non il contrario. Certo, la zona arancione significa avere qualche persona di più in giro, ma le restrizioni le abbiamo lo stesso, non è né carne né pesce». 

Torna la zona arancione | VIDEO

Zona arancione sì, ma chi gestisce un esercizio commerciale sa che i problemi restano. A pesare sulle riaperture è soprattutto il divieto, ancora in vigore, di spostarsi tra comuni. «La felicità di ripartire c’è, questo è ovvio, ma per un parrucchiere cambia poco tra rosso e arancione- spiega Cristiano Petrini, titolare del salone Carpe Diem - noi andiamo ormai dal “nostro” parrucchiere, è difficile che entriamo in un salone solo perché lo abbiamo visto libero. Tutti i clienti che vengono da Camerano e Falconara non ce l’hai e, se dovessero venire, sarebbero i primi a essere additati come untori. Questo frena tanto e la cosa è tangibile, perché noi abbiamo riaperto gli appuntamenti la settimana scorsa ma c’è difficoltà rispetto a maggio 2020 quando, già alla riapertura, avevamo riempito già un mese di agenda». 

«Con i comuni chiusi la gente gira meno, ad Ancona qualcuno si vede ma non è quello che ci saremmo aspettati –Toni Tanfani di Gisa Boutique- il poter contare sulla vendita online ci ha dato una mano. Riaprire e riprendere il contatto con i clienti è importante- conclude il commerciante- telefonate ci sono state e l’interesse di tornare a fare un giro in centro lo vedo. Anche per avere solo un contatto, non solo per fare acquisti».  
 

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