Cronaca

Trovato materiale pedopornografico nel pc: papà di 5 figli assolto

Si tratta dello zio di un 37enne che nel 2018 era stato espulso perché scoperto con video che inneggiavano lo stato islamico. Nel computer di proprietà dell'imputato erano state trovate le foto incriminate. In realtà il pc lo usava il nipote in quel periodo

Era accusato di tenere nel suo computer delle foto pedopornografiche. Il giudice lo assolve per non aver commesso il fatto. Protagonista della vicenda è lo zio di Soufiane Rabhi, il 37enne trovato dai carabinieri del Ros in possesso di materiale di propaganda terroristica islamica. Nel suo telefono gli investigatori avevano scovato dei video che mostravano una decapitazione di un uomo in Siria, ed una sorta di guida per la fabbricazione di bombe fatte in casa a base di triperossido di triacetone. Per questo era stato espluso dall'Italia nel 2018 per motivi di sicurezza nazionale. Le indagini erano partite due anni prima, nel 2016, a seguito di una denuncia per ricettazione e del sequestro di un cellulare, risultato rubato nella provincia di Macerata.

Proprio durante le indagini il pm aveva disposto la perquisizione dell'appartamento e di tutto il materiale informatico in possesso di Soufiane. Tra questi c'era anche il computer Acer dove erano contenute le foto che ritraevano minorenni colti in atti sessuali espliciti. Il pc però risultava di proprietà dello zio e per questo l'uomo era finito nei guai. Questa mattina la moglie dell'imputato, 50enne nata a Casablanca, ha testimoniato in aula davanti al giudice e ha spiegato chiaramente che né lei né suo marito (difeso dell'avvocato Emanuele Senesi) sono in grado di utilizzare un computer e che quell'apparecchio in realtà veniva usato da uno dei loro figli. «Abbiamo 5 figli - ha spiegato in aula la 50enne - e ho chiesto al più grande che spesso lo usa che fine avesse fatto il computer. Volevo lo usassero anche i fratelli più piccoli». A quel punto la donna era venuta a conoscenza del fatto che quell'Acer il figlio lo aveva prestato a suo cugino e che non lo tenevano più in casa da qualche tempo. Marito e moglie di quel computer non sapevano nulla. «Siamo una famiglia religiosa e viviamo a Fabriano da oltre trent'anni anni - ha continuato - è stato tremendo veder entrare i carabinieri in casa all'alba. Questa storia ci ha fatto soffrire tremendamente. Tutti ci conoscono in città, lavoriamo, facciamo sempre le vacanze insieme e mio marito sicuramente non è una persona così». Lo stesso imputato ha ribadito di essere estraneo ai fatti e di non aver mai scaricato o visto quel materiale. 

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