«Mi ha violentata e voleva diffondere video hard», a processo operaio accusato di stalking

Nelle prossime udienze sarà l’imputato a parlare che, convinto di poter dimostrare la sua innocenza, rigetta ogni accusa, su tutte quella di violenza sessuale

Foto di repertorio

«Ma lei che reazione aveva quando lui la baciava con la forza?». «Che reazione potevo avere? Nessuna perché lui è 1 metro e 90 per 100 chili ed ero terrorizzata. Nella sua mente quella non era violenza, era amore perché tanto per lui io ero sempre e la sua donna e dovevo essere a disposizione». Alla domanda della pubblica accusa, ha risposto così la 46enne di Ancona che, oggi pomeriggio, si è presentata nell’aula 1 del tribunale dorico per testimoniare contro il suo ex fidanzato, finito alla sbarra con le accuse di stalking e violenza sessuale. Di fronte al collegio presieduto dal giudice Francesca Grassi, ha infatti preso il via il processo a carico dell’operaio di 45 anni arrestato lo scorso agosto dagli agenti della Squadra Mobile dorica, i quali lo misero ai domiciliari dove si trova ancora oggi.

Assistita dal suo legale, l’avvocato Alessandro Rocco (foto a sinistra), la donna, che si è costituita parte civile, ha ripercorso per 2 ore di fila quei 2 anni di calvario, iniziati esattamente nel novembre del 2018, quando lei decise di lasciarlo, troncando quella relazione durata poco più di un anno. Ma la delusione amorosa è diventata un incubo ad occhi aperti. Stando al racconto della parte offesa, lui avrebbe iniziato a perseguitarla con telefonate, appostamenti, l’avrebbe inseguita in più occasioni con l’auto. Come se fosse un ninja, si appostava in qualche locale di fronte al quale sapeva che lei sarebbe passata e, in attesa del momento giusto, le mandava un messaggio facendole i complimenti per come era vestita. Lei si guardava intorno e lui era sempre lì, da qualche parte, pronto a salutarla con un sorriso inquietante. «Ho provato di tutto. - racconta la parte offesa - Se lo escludevo completamente, lui mi veniva a cercare: diceva che se non avevo tempo, lo avrebbe trovato lui per me con la forza, per cui ogni tanto gli rispondevo per tenerlo buono». Intanto l’ansia aumentava. «Io per lavoro faccio dei turni precisi in posti precisi, per cui per lui era un gioco da ragazzi intercettarmi durante la giornata. Me lo ritrovavo dappertutto». Un 2019 d’inferno, tra sbalzi d’umore sempre più eclatanti: «Prima era un bombardamento d’amore e si presentava da me chiamandomi “cucciola” e magari mi offriva un caffè. Quando poi gli rimarcavo che era finita o comunque mettevo una distanza fra noi, lui cambiava, il suo viso si irrigidiva e mi riempiva di insulti. Una volta ha preso a pugni la macchina, poi ha preso me per il collo e mi ha detto “Ti auguro che ti possa venire un cancro al c…”».

Alessandro Rocco-3Rispondendo alle domande del pm titolare dell’indagine Valentina D’Agostino (foto in fondo a destra), la 46enne ha raccontato diversi episodi di violenza verbale e fisica. Come la volta in cui avrebbe spaccato il casco dello scooter a forza di sbatterlo a terra. In almeno 2 occasioni, l’avrebbe stretta ad un muro baciandola con la forza. Senza scampo, lui, con cadenza quasi quotidiana, la braccava come fosse una preda. «Un giorno mi ha detto che aveva una chiavetta usb con foto e video dei nostri rapporti sessuali e che, se non tornavo con lui, li avrebbe diffusi. Era capitato che lui facesse dei video perché comunque per un anno io ho avuto un rapporto d’amore perfetto e credevo di aver trovato l’uomo della mia vita con cui pensavo anche di fare un figlio». Come emerso in udienza, l’imputato sarebbe perfino arrivato ad inventare di avere un diagnosi di tumore ai polmoni per impietosirla, giocando sul senso di colpa di una donna fragile che, proprio per colpa di quel male, aveva perso il padre. Ma era un bluff. «L’ho fatto per averti perché ti amo non lo capici?» diceva lui, che sempre di più, alternava momenti di dolcezza inaspettata a scatti d'ira incontrollata. Ogni tanto si pentiva e tornava da lei con la coda tra le gambe: «Mi diceva che mai mi avrebbe fatto del male e che quella rabbia lui ce l’aveva nei suoi confronti». Già, peccato che, secondo la tesi accusatoria, quella rabbia poi lui l’ha sfogata sul serio. Era lo scorso novembre quando lei era salita nella sua macchina. Doveva essere solo un confronto. Ma lui, all’ennesimo rifiuto, ha perso la testa. L’ha baciata con la forza e le ha messo le mani addosso, palpandola in diverse parti intime. Uno choc per lei, già in cura dallo psicologo con il quale stava cercando di affrontare la sindrome post traumatica derivatagli dalle violenze psicologiche, i cui certificati sono stati messi agli atti. Alla fine dell’escalation di violenza, a gennaio scorso, ha deciso di sporgere formale querela contro il suo ex, dopo un ammonimento del Questore che, stando a quando emerso nel processo oggi, non ha avuto gli effetti sperati.

Dopo aver ascoltato altri due testi del pm, l’udienza si è conclusa con rinvio alle prossime sedute del 14 gennaio e 25 febbraio, quando sarà l’imputato a parlare perché convinto di poter dimostrare la sua innocenza. Infatti lui, difeso dagli avvocati Nicoletta Pelinga (foto in fondo a sinistra) e Michele Boncristiano, rigetta ogni accusa, su tutte quella di violenza sessuale. 

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