La vittima conosciuta sul bus, dipendenti Conerobus accusati di violenza sessuale: a processo 

Il Giudice ha disposto il rinvio a giudizio di tutti gli indagati. Dunque sarà un processo a tutti gli effetti per stabilire la verità dei fatti

Foto di repertorio

L’avrebbero agganciata sull’autobus che lei prendeva tutti i giorni per andare al lavoro, ma quella che inizialmente era nata come un’amicizia, alla fine, si tramutò in un incubo per lei, violentata per almeno un anno, più volte a settimana, senza mai la possibilità di ribellarsi a quel sopruso perché affetta da un grave ritardo mentale. Difficile per lei opporre un rifiuto, soprattutto a loro che si presentavano vestiti dell’autorità della divisa dell’azienda del trasporto pubblico locale. E’ questa la ricostruzione della Procura di Ancona, che accusa 4 dipendenti della azienda Conerobus, tra cui anche autisti. Secondo quanto ricostruito dal pm titolare dell’indagine Valentina Bavai, i 4 hanno conosciuto e agganciato la donna proprio sul mezzo pubblico usato abitualmente da lei. Prima qualche chiacchierata, poi lo scambio dei numeri di cellulare e poi gli appuntamenti in luoghi appartati come i capolinea delle linee urbane per incontrarsi e consumare i rapporti sessuali. Secondo l’accusa non era un rapporto consenziente perché i 4 abusavano delle condizioni di inferiorità psichica della donna, inerme di fronte a chi ha pensato di approfittare di quello che ai loro occhi sarà sembrato un “gioco” fin troppo facile. Invece era una violenza sessuale. E oggi, davanti ai legali degli indagati e all’avvocato Francesca Petruzzo (foto in basso) per la vittima costituitasi parte civile, il Gup Paola Moscaroli ha disposto il rinvio a giudizio di tutti e 4. Dunque sarà un processo a tutti gli effetti per stabilire la verità dei fatti. 

Fatti che riguardano un presunto stupro messo in atto a turno dagli autisti e andato avanti dall’estate 2012 fino al luglio 2013. Almeno fino a quando, durante un colloquio di ruotine, gli assistenti sociali della donna non si sono accorti che qualcosa non andava. Era sempre più agitata e mostrava chiari segni di insofferenza, fino quasi ad avere paura. Ma di cosa? Lo hanno scoperto dopo aver cercato indizi, parlando con la donna, trovando poi riscontri nel suo cellulare. Inizialmente gli assistenti sociali hanno scoperto come ci fossero altre due persone, un uomo di 43 anni e una donna di 45, che si approfittavano di lei per indurla a consegnare loro del denaro: sempre cifre da 50 a 150 euro per un totale di 900 euro. Lei aveva raccontato alla vittima di avere bisogno di soldi per problemi familiari e lui la convinceva con messaggi adulatori: “Avrei voglia di carezzarti e baciarti tutta”. Un fatto per cui i due sono accusati di circonvenzione di incapace e difesi dall'avvocato Paolo Cognini. Ma che ha portato anche ai messaggi choc inviati dai dipendenti di Conerobus. Anche loro si approfittavano di quella donna disabile, ma per tutt’altro. E’ stata immediata la segnalazione alle forze di polizia che hanno indagato a fondo della questione fino alla denuncia in totale di 6 persone: oltre la coppia in cerca di denaro anche i 4 uomini accusati di violenza sessuale: tutti anconetani di età compresa tra i 54 e 61 anni. Per loro si apre un procedimento penale nel quale la vittima delle violenze si è costituita parte civile tramite il suo tutore e l’avvocato anconetano Francesca Petruzzo.  Gli avvocati degli imputati della violenza non hanno voluto commentare la vicenda in alcun modo. 

AGGIORNAMENTO - LE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE DI CONEROBUS

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