Nella villa bunker armi per uccidere, le minacce e il raid: «Vi spariamo, Ancona è nostra»

I due arrestati dovranno rispondere dei reati di tentata estorsione e danneggiamento di fronte al Gip in occasione dell’udienza di convalida

Foto di repertorio

C’erano addirittura dei proiettili a punta costruiti artigianalmente nella villa bunker di via Maggini, dove l’altra sera i Carabinieri del Norm (Nucleo Operativo Radiomobile) hanno arrestato due romeni accusati di tentata estorsione e danneggiamento. Proiettili che, se esplosi dal fucile ad aria compressa o dalle pistole scacciacani, avrebbero potuto uccidere. Secondo gli inquirenti, sarebbero stati i due 31enni fermati a dare il via ad un raid contro la macchina di un connazionale con lo scopo di avere 5mila euro da parte del fratello del suocero, residente a Ravenna. Perché la coppia di romeni voleva quei soldi? E’ forse collegato a questioni di lavoro visto che, sia gli aguzzini, ad oggi reclusi nel carcere di Montacuto, sia le vittime lavorano nel settore della compravendita di auto usate? I militari dorici, coordinati dal pm Daniele Paci (foto in basso a sinistra), vogliono andare a fondo di una violenza che sa tanto di regolamento di conti. Intanto oggi i due indagati, difesi dalle avvocatesse Laura Versace (foto in basso a destra), Annalisa Marinelli e Roberta Rossini, dovranno rispondere dei reati contestati di fronte al Gip in occasione dell’udienza di convalida.

Il raid e la caccia al presunto boss

Stando a quanto ricostruito fino ad ora dai militari anconetani, il 3 ottobre scorso i 31enni romeni avrebbero agito insieme ad un terzo uomo considerato la mente. Nel pomeriggio avrebbero inviato dei messaggi minatori al loro connazionale residente a Ravenna, in cui minacciavano lui e la sua famiglia: “Diamo fuoco alla tua casa e a quella dei tuoi cari. Aspettati delle brutte sorprese”. Temendo ritorsioni ai suoi familiari residenti ad Ancona in zona Brecce Bianche, il romeno è arrivato nel capoluogo marchigiano, dove vive il fratello e il suo genero. E’ proprio di proprietà di quest’ultimo l’auto presa di mira dai primi 3 poco dopo la mezzanotte. Sono arrivati a bordo delle loro auto, sono scesi e hanno spaccato i vetri della macchina della vittima a colpi di mazze. Il trambusto  ha richiamato l’attenzione dell’altra famiglia di commercianti che, affacciatasi alle finestre, si sono sentiti urlare contro: «Vi spariamo, dovete abbandonare la città. Ancona è nostra». Così le vittime dell’aggressione hanno chiamato il 112. Numero chiamato poco dopo anche dagli aggressori, che negano ogni coinvolgimento, per denunciare come, al contrario, sarebbero stati di romeni di Brecce Bianche a minacciarli. Fatto sta che i carabinieri sono piombati a casa dei 3 considerati gli autori del raid punitivo. Una villa bunker, sorvegliata da più di 10 telecamere con dentro un arsenale. Mancava uno dei 3 aggressori e adesso è caccia a quello che viene considerato il “boss” del gruppo. 

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