Vigili del fuoco tra neve e terremoto con «divise non adeguate e mezzi senza catene»

La denuncia del coordinatore provinciale Cgil-Vigili del Fuoco di Piacenza: «Stiamo assistendo alla disorganizzazione più totale degli ultimi venti anni di storia dei pompieri»

Vigili del fuoco a lavoro in mezzo alla neve nelle zone terremotate, senza indumenti adeguati per proteggersi dal freddo, né guanti e stivali da neve. Con automezzi vecchi di 30 anni senza le gomme termiche e senza catene da neve, dormendo «dentro tende sepolte dalla neve oppure in alloggi di fortuna senza - in alcuni casi - poter fare la doccia per una settimana».

Questa la denuncia del coordinamento provinciale Cgil-Vigili del Fuoco di Piacenza: il sindacato dei pompieri, tramite il suo coordinatore provinciale Giovanni Molinaroli, in una nota punta il dito anche "sulla disorganizzazione" che obbligherebbe i pompieri a intervenire per dare il cambio sul posto ai colleghi con scarso preavviso ("anche poche ore prima del cambio"). «I vigili del fuoco che sono nelle zone terremotate in in queste ore - scrive Molinaroli - non hanno un vestiario adeguato alle condizioni meteo attuali, questo perché la propria Amministrazione prende in esame solo vestiario che resista alle fiamme, ma non ha mai previsto capi d’abbigliamento tecnico termico per l’inverno, e costringe gli operatori a sovrapporre non meno di 5 o 6 indumenti per la parte superiore del corpo limitando drasticamente qualunque movimento, non ha previsto guanti per l’inverno o la neve, le calzature sono di tipo antinfortunistico e le parti in ferro di cui si compongono trasmettono freddo alle estremità del corpo».

«Per non parlare degli automezzi, molti dei quali totalmente inadeguati (molti hanno più di 30 anni) e difficilmente riescono ad affrontare condizioni climatiche di quel tipo, molti non sono dotati né di gomme termiche e in alcuni casi non vi sono le catene da neve a causa della mancanza di soldi. Costringendo gli autisti a fare salti mortali per raggiungere i luoghi d’intervento mettendo a rischio la propria ed altrui incolumità. La logistica che vede, a 6 mesi dal primo evento, i vigili del fuoco alloggiare in tende sepolte dalla neve ed in alcuni casi in alloggi di fortuna come baite ed ostelli a volte senza potersi fare nemmeno una doccia per tutta l’intera settimana di lavoro come capita a chi deve lavorare ad Ussita».

Prosegue la nota: «Stiamo assistendo alla disorganizzazione più totale degli ultimi venti anni di storia dei pompieri: infatti le richieste dei cambi personale, di invio di mezzi ed attrezzature avvengono in media due giorni prima del cambio, ma a volte si è visto rimodulare tutto anche poche ore prima del cambio previsto. Questo ci sta ed avviene spesso nelle prime fasi di una calamità ovvero la prima settimana o al massimo i primi 10 giorni, ma non dopo 6 mesi. Chi parte per stare una settimana o dieci giorni via da casa ha diritto di saperlo con un po’ di anticipo, perché il vigile del fuoco è anche un padre, un marito o un figlio che deve accudire i propri anziani genitori come tutte le persone normali. I vigili del fuoco sono sempre pronti ad essere inviati dove necessita il loro intervento, ma ciascuno di loro ha una famiglia ed una vita privata, pertanto sembra doveroso, passata la primissima fase di caos emergenziale, poter contare su una turnazione programmata per tempo e lungimiranza. Al fine anche di dare un buon servizio al cittadino e un efficace soccorso».

Prosegue la nota: «Quando avviene una calamità nazionale, sul luogo dell’evento viene istituito un vero e proprio comando dei vigili del fuoco, con tanto di campo base, mezzi, uomini, attrezzature ed una catena dirigenziale che si dedica totalmente ed esclusivamente all’evento. Cosi facendo si ha sempre il polso della situazione h24 e direttamente sul posto organizzando il lavoro, le emergenze e la logistica in tutte le sue necessità. Bene, questo è quello che è successo fino al terremoto dell’Emilia Romagna ed ha sempre funzionato negli anni, mentre con questa ultima calamità i vertici hanno deciso di fare diversamente, ovvero di far decidere e coordinare tutto l’evento ai due comandanti VVF Provinciali di Macerata e di Ascoli Piceno che non hanno né le strutture né le possibilità organizzative di poter gestire un simile evento mantenendo contemporaneamente l’operatività ordinaria dei propri comandi mandando, di conseguenza, in crisi tutto l’apparato del soccorso». 

«Inoltre siamo di fronte ad un evento a dir poco straordinario, tre terremoti di fortissima intensità e tutti nelle stesse zone, a cui si aggiungono condizioni ambientali decisamente proibitive. Alcuni paesi si trovano ad altitudini ben superiori ai mille metri e diventa difficile credere che lì non possa nevicare in inverno. Per il terremoto i Vigili del Fuoco poco possono fare, se non cercare di contenere le conseguenze a posteriori, mentre per le conseguenze delle condizioni climatiche e l’organizzazione si potrebbero migliorare».

«Tutto questo - conclude la nota - avviene nel silenzio, perché nonostante tutto, i vigili del fuoco fanno il loro lavoro anche se sottopagati con mezzi vetusti e con dotazioni inadeguate, mentre lo Stato fa bella figura facendo vedere e sentire la sua presenza alla gente nascondendosi dietro i Pompieri, tanto i Vigili del Fuoco ci sono sempre e non si tirano mai indietro. Questo comunicato di denuncia è rivolto a chi ha la possibilità e l’autorità di poter cambiare le cose, ovvero dare una qualità lavorativa più dignitosa a chi rischia la propria vita tutti i giorni per gli altri dandogli nel contempo gli strumenti più adeguati possibili per soccorrere ed assistere tutta la popolazione. Purtroppo le ultime riforme hanno praticamente eliminato ogni tipo di contrattazione tra sindacato e Amministrazione limitandosi a delle semplici informative, ma la mancanza di confronto produce solo guai e problemi ed i fatti lo dimostrano».

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