«Prima o poi ti ammazzo». Così la family dello spaccio voleva sfrattare il vicino di casa

Danneggiamenti e minacce all'inquilino del piano di sotto nella speranza di impossessarsi del suo appartamento. Obiettivo: dominare dall'alto la piazza

Gli arresti della Squadra Mobile

«Se chiami i carabinieri e ci denunci, ti ammazzo davanti a loro». Un brivido l’ha percorso quando si è sentito rivolgere queste parole dal figlio dei vicini. E non era la prima volta. Spesso è stato intimidito da minacce più o meno violente. Tutto perché marito e moglie rom della porta accanto pretendevano che lasciasse la sua abitazione. Volevano sfrattarlo e prendersi la sua casa per sistemarci il figlio e il nipotino appena nato, dopo aver già occupato abusivamente un altro appartamento a seguito della morte dell’affittuario. Così cercava di espandere i propri interessi immobiliari la family dello spaccio sgominata dalla Squadra Mobile.

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L’obiettivo era: prendere il possesso dell’intera palazzina di piazza d’Armi per controllare meglio il mercato della droga al Piano. Chi era d’intralcio, doveva essere allontanato. Come il vicino del piano di sotto, tormentato per mesi nella speranza che, stremato, si arrendesse alla loro volontà e se ne andasse da un’altra parte. L’avevano preso per sfinimento. Schiamazzi, dispetti (battevano i pugni sulla sua porta in piena notte), danneggiamenti: sono arrivati a rompergli la persiana della cucina, mentre il 55enne dall’interno urlava loro di andarsene, mentre afferrava il telefono per chiamare la polizia. E poi le minacce, ripetute ogni volta che lo incrociavano, magari al bar o per strada. «Tanto prima o poi ti ammazzo», gli ricordava il capofamiglia. E il figlio, una volta, è andato sul pesante: «Se chiami i carabinieri e ci denunci, io ti ammazzo davanti a loro». C’è anche questo aspetto inquietante nell’inchiesta che ha portato la Squadra Mobile, coordinata dal vicequestore Carlo Pinto, ad arrestare l’intera famigliola rom.

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