Vinitaly, il Verdicchio parla tutte le lingue del mondo

Questi prodotti sono i migliori ambasciatori che le Marche hanno per far conoscere la ricchezza del territorio e tutte le bontà gastronomiche

“È stata una delle migliori degustazioni a cui ho partecipato negli ultimi anni”. Chiude così Ian D’Agata, senior editor di Vinous, la degustazione dedicata al Verdicchio, Bello e d’annata, organizzata oggi a Vinitaly dall’Istituto marchigiano di tutela vini, a cui hanno partecipato oltre 60 esperti tra giornalisti e operatori internazionali. Per il wine writer, autore di libri di fama mondiale e tra le più autorevoli voci del vino nel mondo: “Quelle assaggiate oggi sono etichette di livello e caratura internazionale, paragonabili ai più grandi Borgogna. Sono vini caratterizzati da una fantastica acidità, armoniosi e importanti, che sono uno dei segreti della grande longevità del Verdicchio.

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Questi prodotti sono i migliori ambasciatori che le Marche hanno per far conoscere la ricchezza del territorio e tutte le bontà gastronomiche, ma anche il lavoro di queste famiglie di produttori”. In degustazione sono state proposte dieci etichette del bianco fermo re delle guide di settore, con annate (dei Castelli di Jesi e di Matelica) dalla 2015 alla 2001 (Andrea Felici, Belisario, Bisci, Casalfarneto, Fattoria La Monacesca, Fazi Battaglia, La Staffa, Lucangeli Aymerich, Montecappone e Terre Cortesi Moncaro). “Il merito – ha concluso D’Agata – va ai produttori ma anche all’Istituto marchigiano di tutela vini, che riesce a mettere insieme produttori piccoli e produttori grandi, promuovendo il bene del territorio. Se queste denominazioni hanno un export in crescita di oltre il 9% rispetto ad una media nazionale del 3% un motivo c’è: sono i produttori che lavorano insieme con un consorzio che sa quello che fa. Un esempio che dovrebbe essere seguito da tante altre regioni in tutta Italia”.

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