Venditori diretti contro commercianti, la guerra del pesce ad Ancona

I pescivendoli accusano i pescatori di vendere direttamente dalle barche senza rispettare le regole e scatta la protesta, prima dentro il mercato ittico, dove le aste sono andate deserte, poi in strada

La Polizia alla protesta dei venditori del pesce al porto

I pescatori vendono direttamente dalle barche senza rispettare le regole. E’ questa l’accusa mossa dai commercianti dei pesce di Ancona, che prima disertano il mercato ittico mandando le aste deserte per due giorni e poi protestano proprio davanti ai pescatori, improvvisando una “svendita” di pesce a 1 euro. E così giovedì mattina i passanti hanno potuto, per così dire, acquistare quanto pescato volevano alla simbolica cifra di un euro. Il messaggio é arrivato forte e chiaro fin dentro le turbolente assemblee del mercato ittico: se non ci sono più regole e vale tutto, allora i commercianti possono regalare il pesce come fossero volantini. E’ “guerra” al Mandracchio tra venditori diretti (cioè gli armatori che pescano il mare e poi, invece di rivenderlo al mercato, lo vendono direttamente in banchina) e i commercianti (cioè ambulanti e titolari di pescherei che quel pesce lo dovrebbero comprare per poi rivenderlo al consumatore). Sono stati proprio questi ultimi a mettere in atto la dimostrazione, sotto lo sguardo vigile della Polizia e della Guardia Costiera, arrivata per cercare di capire le rimostranze.  (GUARDA IL VIDEO)

I COMMERCIANTI. Da giorni i commercianti si sono rifiutati di comprare il pesce dagli armatori perché sono stufi della situazione ormai creatasi in porto. Quale? secondo loro, su 44 imbarcazioni, ce ne sarebbero 6, forse 7 che hanno deciso di non vendere il pescato al mercato,per allestire una vendita diretta sulle proprie imbarcazioni. E fin qui nulla da dire visto che questo tipo di vendita è regolamentata da normative europee. Peccato che, sempre secondo i commercianti, non verrebbe rispettata nessuna regola. «Sono due giorni che scioperiamo perché questa cosa non ci sta bene - ha detto Giuseppe Gasparroni, ambulante di Chiaravalle - Hanno modificato la legge per cui loro possono vendere direttamente al consumatore, però non viene rispettata una regola. Non viene rispettata alcuna regola igienica perché noi che vendiamo il pesce subiamo infiniti controlli mentre loro no. Gli scontrini li fanno solo oggi che ci sono giornalisti e Polizia. Poi quando vengono al mercato a venderlo a noi, spesso è quello che a loro è avanzato dalla vendita diretta del giorni prima. Sono persone ingorde che vogliono farci fallire». Dunque un vero e proprio business che bypasserebbe completamente l’anello di congiunzione tra il pescatore e il consumatore, cioé il venditore. E questo, sempre secondo i manifestanti, si ripercuoterebbe sul mercato anconetano del pesce con diversi sintomi: si creerebbe concorrenza sleale, si svuoterebbe lo storico mercato ittico del porto dorico, nei negozi aumenterebbero i prezzi di un pesce che non sarebbe mai più fresco come dovrebbe. «C’è anche il problema dello smaltimento perché noi paghiamo lo smaltimento del pesce rimanente e loro che fanno lo buttano in mare? - dice Nabil, ambulante di origini tunisine - E’ un danno per noi, per chi lo mangia, per tutti mentre il mercato si svuota di pesce». 

I VENDITORI DIRETTI. Dal canto loro i pescatori rigettano ogni accusa e sostengono di lavorare nel pieno della legalità perché è la stessa legge che consente loro di poter vendere ogni volta un massimo di 100 chili di pescato. «Noi al mercato ittico di Ancona ci teniamo ed è la cosa più importante del mercato perché è dei pescatori sia chiaro - ha detto Elena Gasparroni, che oggi vendeva direttamente sulla sua imbarcazione il pesce appena pescato - Non è vero che lo rivendiamo il giorno dopo. Noi vendiamo i nostri 100 chili di pescato e il resto rimane in ghiacciaia ed è quello che noi poi venerdì portiamo al mercato. Questo è pesce fresco pescato oggi e alle dovuta temperature resta fresco per altri 3 giorni». E allora perché una protesta così degli altri pescivendoli? «E’ l’invidia. Quando vendi pesce fresco fai concorrenza». Come mai la maggior parte degli altri pescatori non lo fa? «Se non lo vuoi fare non lo fai, ogni barca è una propria attività individuale. E’ come il negozio: c’è chi vuole tenere aperto orario continuato e chi no». 

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Il tutto mentre nella tarda mattinata di oggi, al mercato del pesce si eran riuniti tutti i rappresentati della Cooperativa dei pescatori, per un’assemblea infuocata che, secondo le migliori previsioni, non sarebbe terminata prima del tardo pomeriggio. Ma la guerra, quella del pesce, si spera termini quanto prima perché alla fine, chi ci rimette davvero è il consumatore. L'anconetano che va a comprare il pesce al banco del supermetato dove, se le cose dovessero peggiorare, troverà non più il pescato locale, ma quello croato, per di più a prezzo maggiorato. 

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