Lo chef sull’oceano, da assicuratore a lupo di mare: la storia di Alessandro

Era un agente di assicurazioni con clientela in tutta la provincia ma ha mollato tutto per diventare marinaio. Ha sfidato l'Atlantico e non solo. Questa è la sua avventura

Alessandro Giamagli

Era un agente assicurativo con clientela in tutta la provincia e uffici satellite nell’entroterra con tanto di segretarie e collaboratori. Poi ha scelto di mollare le cime, cambiare la rotta e dedicare la sua vita al mare. Oggi naviga con il vento in poppa per professione e per passione. Alessandro Giamagli, 56 anni la prossima settimana, da 25 è un marinaio vecchio stampo di quelli con la sigaretta in bocca e dal motto: «A bordo non si spiega nulla, le lezioni si fanno a terra, in barca si eseguono gli ordini». Burbero? Solo all’apparenza, lui è uno abituato ad avere in mano il comando. Ieri quello delle agenzie, oggi delle vele di Jarami, una bella 25enne che solca il mare tra Marina Dorica e Torrette per una regata gastronomica, la Sailing Chef, uno degli eventi di punta del festival “Tipicità in blu”. 

Al suo fianco nella gestione di rande, cime e vele c’è un altro lupo di mare, Paolo Cori, che al timone di barche da lui stesso progettate ha vinto le più prestigiose regate d’altura del Mediterraneo. Sotto coperta e nella vita, al fianco di “Giamà” c’è Marta. E’ lei ad aiutarlo nella cucina di bordo quando la manovra alle vele permette quel poco di relax. Si, perché Alessandro è anche lo chef di bordo con cui l’equipaggio di Jarami completato da suo figlio, dal timoniere Damiano Buscarini e dallo skipper Francesco Lepretti, sfida le altre 14 barche sia in mare che nella gara gastronomica (GUARDA IL VIDEO). 

Jarami punta verso la boa di Torrette a circa 5 nodi. Tutto sotto controllo, si può scendere in cucina. Ad aiutare Marta ci sono le amiche Cinzia e Lina. Loro preparano il ragù di pesce, Alessandro si occupa della pasta fatta a mano. E’ proprio mentre lavora l’impasto con il mattarello che si lascia andare alla sua storia: «A un certo punto della vita me la sono voluta prendere più facile, i problemi nel mare sono più semplici perché quando il vento si alza e diventa troppo forte non puoi permetterti l’arroganza di sfidarlo. Allora giri la prua verso casa e torni indietro, mentre la vita terrestre ti spinge sempre oltre ogni limite e non va bene». Rimpianti? «Forse dovevo cominciare a farlo prima, anche perché il mare ti fa tanto bene alla salute, al metabolismo e al corpo». E’ vero, perché mantenersi in piedi su Jarami che viaggia spedita e inclinata su un lato è ginnastica passiva a tutti gli effetti. «Ho fatto questa scelta un giorno stavo camminando per corso Garibaldi, sentivo l’aria inquinata e faticavo a respirare. Il rientro a casa poi era sempre doloroso perché c’è chi mi doveva pagare, chi mi aveva dato l’assegno a vuoto, la banca voleva che rientrassi dei fidi. Insomma un problema dietro l’altro». Addio riunioni del venerdì, si issano le vele. «Ho anche mollato un armatore per attraversare l’oceano, era la mia ambizione. Pensavo fosse un deserto d’acqua invece è pieno di vita. Per 13 giorni pesci di ogni genere, uccelli che ti volano sopra, bellissimo. Una volta tagliato il traguardo a Santa Lucia c’era la voglia di continuare. Ho anche vissuto 6 mesi nell’arcipelago di San Blas (Panama) dove per motivi contingenti non avevo più contanti e ho vissuto in un atollo 10 giorni senza soldi». Come? «Facendo bollire l’acqua piovana, scambiando lavoro per cibo o sigarette, pescando aragoste e mangiandole a colazione, pranzo e cena. Si vive meravigliosamente senza soldi». Anche la vita da marinaio sta per volgere al termine: «Ora navigo per il piacere della mia armatrice e con gli amici, non prenderei un ingaggio serio perché oggi gli armatori sono quasi tutti giovanotti che si comprano la barca perché hanno i soldi e non perché hanno un passato da marinaio. Con un vecchio lupo di mare sarebbe dura». 

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