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Cronaca

Bloccato in una grotta ad oltre un chilometro di profondità, corsa contro il tempo per salvarlo

Per garantire l’efficacia delle operazioni di salvataggio è stato richiesto l’intervento di un team di esperti internazionali, tra loro anche otto volontari italiani - tra i quali cinque marchigiani

È in gravissime condizioni uno speleologo statunitense 40enne che da domenica è bloccato a oltre un chilometro di profondità nella grotta Morca di Anamur, nella Turchia meridionale. Una corsa contro il tempo per salvarlo: richiesto l’intervento di un team di esperti internazionali, tra cui quelli italiani.

Per garantire l’efficacia delle operazioni di salvataggio è stato richiesto l’intervento di un team di esperti internazionali, tra loro anche otto volontari italiani - tra i quali cinque marchigiani - specializzati in tecniche di soccorso in grotta del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico: sono partiti all’alba di mercoledì 6 settembre dagli aeroporti di Milano Malpensa, di Roma Fiumicino e di Catania con voli di linea commerciali - che sono atterrati in mattinata in Turchia - e sono in viaggio per raggiungere nel pomeriggio il campo base e dare man forte nelle operazioni di salvataggio. «Siamo in contatto diretto con il Dipartimento per la Protezione Civile - ha dichiarato Maurizio Dellantonio, presidente nazionale del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, originario di Moena in Val di Fassa (TN), che abbiamo raggiunto telefonicamente - Al momento sappiamo che le squadre di soccorso turche, bulgare e ungheresi stanno lavorando instancabilmente, prestando soccorso all’uomo bloccato all’interno dalla grotta Morca, tra le più profonde al mondo, anche somministrandogli trasfusioni di sangue e terapie farmacologiche, nel tentativo di stabilizzarlo». 

Lo speleologo americano, che faceva parte di una spedizione scientifica composta da un gruppo di altri 13 esploratori, ha iniziato a sentirsi male nelle prime ore di domenica 3 settembre, a causa di un’emorragia allo stomaco, quando si trovava nelle viscere della terra. I suoi compagni di squadra si sono prodigati per diramare l’allarme alle autorità locali, facendo scattare i soccorsi, ma la situazione è davvero complessa, dettata dalla profondità dove si trova il 40enne americano: non esiste uno strumento di telecomunicazione che possa far conoscere in tempo reale il suo quadro clinico, ma tutto è affidato ai soccorritori e al gruppo di speleologhi che devono percorrere i cunicoli e i pozzi di risalita, impiegando decine di ore prima di riemergere alla luce del sole per diramare le condizioni, e altrettante ore per raggiungere nuovamente il 40enne. Da una parte sono all’opera i tecnici telefonisti, che stanno stendendo un cavo lungo centinaia di metri, per mettere in comunicazione il campo base in superficie con la spelonca dove si trova il malcapitato, per veicolare in modo più veloce le informazioni, e sono state fatte confluire nella regione diverse squadre di soccorritori per pianificare una strategia di intervento e di recupero, che si sta svolgendo con la collaborazione dell’Ecra (European Cave Resque Association) e del Soccorso Speleologico Bulgaro. Tuttavia, vista la situazione davvero complessa, i soccorritori turchi hanno diramato una richiesta d’aiuto internazionale.

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