Hiv, Romina da Vespa: «Diceva che le medicine mi avrebbero fatto morire»

Il lungo racconto a Porta a Porta. Dall’incontro con Claudio Pinti alla sconcertante scoperta di aver contratto la terribile malattia: «Il futuro? Aiutare il prossimo»

Romina da Bruno Vespa a Porta a Porta

La vicinanza del figlio che non le ha fatto mai mancare il suo sostegno. La volontà di aiutare il prossimo, di divulgare la sua esperienza per mettere in guardia le persone dai tanti, troppi, negazionisti della scienza. Riparte da qui, Romina, la donna che con la sua denuncia ha fatto avviare le indagini su Claudio Pinti, il 35enne autotrasportatore di Montecarotto, condannato in primo grado a 16 anni e 8 mesidi reclusione per averle trasmesso l’Hiv. Rapporti protetti senza averla avvertita. Stessa sorte, ma in quel caso con esito mortale, dell’ex moglie di Pinti. Romina si è fatta intervistare da Bruno Vespa nel salotto di Porta a Porta. Con voce calma ha ripercorso tutta la sua vicenda. Dall’incontro con Pinti del quale sapeva la contrarietà alle chemioterapie («in paese tutti sapevano che non aveva fatto curare la sua ex ma al nostro primo incontro disse di essersi accorto di aver sbagliato» spiega) all’inizio della relazione e a quella febbre inspiegabile che non voleva andarsene appena dopo qualche mese di rapporti non protetti. Fino alla telefonata rivelatrice della compagna del fratello di Pinti. «Dopo quella telefonata – ha detto Romina – ho capito tutto. La povera moglie non era morta per tumori ma per via dell’aids. Ho sperato fino all’ultimo di non aver contratto il virus ma non è stato così. Mi sono confrontata subito con un’amica. Avevo bisogno di condividere questo dolore con qualcuno».

Poi, la decisione di dirlo anche al figlio. All’inizio comprensibilmente adirato ma poi sempre al fianco della madre, e il confronto con Pinti. «Dopo aver ammesso di essere risultato positivo 11 anni prima – ha spiegato Romina – ha cercato di convincermi che stava bene. Gli ho chiesto di andare insieme a fare il test ma mi ha risposto che lui non ci credeva e che non si sarebbe fatto visitare. Il futuro? Rimane un vuoto incolmabile, mi sono confrontata con persone che hanno avuto traumi diversi dal mio ma in tutte ho riscontrato il bisogno di aiutare gli altri, diventare divulgatori nella prevenzione. Non pensavo ci fossero così tanti negazionisti e la cosa che più mi sconcerta è sapere che chi conosceva come stavano le cose non abbia detto niente. Un tradimento sopra il tradimento. Persone che ti inducono a non curarti, a non credere nella nostra sanità. Io ho pensato di morire, che la mia vita fosse finita. Lui diceva che le medicine mi avrebbero fatto morire, ha provato a plagiarmi fino alla fine».

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