Narcisismo e odio sul web, tutto parte dalla famiglia: arriva il progetto "Una vita da social"

Nelle Marchè sarà a Fermo e a Corinado, dove gli operatori della Polizia Postale incontreranno studenti, genitori e insegnanti e tutte la cittadinanze interessate sui temi della sicurezza online

Una vita da social

Ha avuto il via il 20 febbraio scorso la 6° edizione di “Una vita da social”: la campagna educativa itinerante sui temi dei social network e del cyberbullismo della Polizia. Un tour itinerante di 47 tappe sul territorio nazionale per diffondere una  ricerca condotta da Skuola.net, Università di Roma ‘Sapienza’ e Università Cattolica di Milano per conto della Polizia di Stato, intervistando 6.671 giovani tra gli 11 e i 25 anni.

Selfie, tra narcisismo e scatti pericolosi 

Tra i giovani è ormai acclarata la selfie-mania. Il selfie è il comportamento più adottato e diffuso sul web, caposaldo della propria identità per le nuove generazioni. La metà del campione ne scatta  almeno 4 prima di pubblicarlo sui social, cosa che avviene con frequenza almeno settimanale in 9 casi su 10. Il web è letteralmente inondato di immagini che li ritraggono, raccontano molto di sé, della propria identità e magari dei luoghi frequentati, con tutti i rischi del caso. L’attrazione per il selfie alle volte è tale da spingere i giovani a mettersi deliberatamente in una situazione di pericolo. Il 35% dichiara di aver provato a farsi un autoscatto in condizioni potenzialmente pericolose, prevalentemente alla guida del motorino o della macchina. Come anche testimoniano i casi di cronaca con esiti letali, a cimentarsi con queste pratiche sono prevalentemente i maschi, verso i vent’anni, con un rendimento culturale o accademico o molto basso o molto elevato. Un selfie viene pubblicato su un qualunque social network prevalentemente una volta a settimana (63%), mentre ciò accade una volta al giorno nel 14% dei casi e più volte al giorno nel 13% dei casi. A conti fatti 1 su 4 ne posta almeno una volta al giorno, mentre 9 su 10almeno una volta a settimana. Ovviamente il risultato deve essere il migliore possibile. Quindi la metà dei soggetti intervistati ne scatta almeno 4 prima di procedere alla pubblicazione di uno di essi. Anche perché se si posta un’immagine che non riceve abbastanza “mi piace”, il 31% si dichiara abbastanza/molto propenso a cancellarlo, contro il 38% che non è per nulla propenso. Sono abbastanza/molto propensi a cancellarlo i più giovani e quelli con un basso rendimento scolastico. Non è un gioco da ragazzi, ma quasi un lavoro da agenzia pubblicitaria. Il 52% in media passa 10 minuti a modificare e a descrivere (con commenti o didascalie) un selfie prima di pubblicarlo. Sono prevalentemente le femmine e i più giovani (meno di 17 anni). Il 36% usa spesso i filtri per i propri autoritratti, che  soddisfano globalmente il 53% del campione.

Bullismo 

2 studenti su 3 sono vittima di bullismo, il numero dei minori vittime di reati contro la persona negli ultimi anni è raddoppiato: dai 104  casi registrati nel 2016 si è passati a 177 nel 2017 e 208 casi trattati nel 2018. Le vittime hanno per lo più un’età compresa tra i 14 e i 17 anni. Ancora oggi i ragazzi si esprimono e sembrano pensare che il web sia un po’ “una terra di nessuno”, dove si scambiano messaggi e post senza pensarci troppo e le azioni online vengono valutate spesso come un gioco privo di conseguenze. Gli “hate speech” (“incitazioni all’odio”) rappresentano un fenomeno diffuso tra i giovani e, talvolta, anche tra adulti. Spesso costituiscono veri e propri reati: si possono configurare, infatti, condotte di diffamazione, minaccia, molestia, atti persecutori, addirittura ipotesi di istigazione al suicidio. Ci sono delle correlazioni anche con il contesto familiare. A conferma del fatto che le famiglie rivestono un ruolo chiave nell’educazione dei figli, sia negli ambiti tradizionali che nei nuovi ambiti digitali. Ad esempio c’è una certa prevalenza di soggetti provenienti da famiglie con titolo di studio più modesto tra quelli più propensi al selfie pericoloso (il cosiddetto “DareDevil selfie “). Al contrario, i ragazzi che si “limitano” a postare non più di un selfie a settimana sui social devono fare i conti con genitori con elevato titolo di studio. Attraverso il progetto “Una vita da Social”, gli operatori della polizia Postale e delle comunicazioni hanno incontrato in Italia oltre 1 milione e settecentomila studenti sia nelle piazze che nelle scuole, 180.000 genitori, 100.00 insegnanti per un totale di 15.000 Istituti scolastici, 250città raggiunte sul territorio e due pagine twitter e facebook con 126.000 like e 12 milioni di utenti mensili sui temi della sicurezza online.

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Nelle Marche

Sono stati incontrati prevalentemente genitori e insegnanti  ma anche studenti, in progetti articolati ed in incontri organizzati dalle Istituzioni a livello locale. Il truck allestito con un’aula didattica multimediale è ripartita a febbraio da Matera e concluderà il suo tour a Roma, toccando le principali città italiane. Nelle Marchè sarà a Fermo il 19 e a Corinado il successivo 20 marzo, quando gli operatori della Polizia Postale incontreranno studenti, genitori e insegnanti e tutte la cittadinanze interessate sui temi della sicurezza online. Alla tappa di Fermo (19.3.2019) destinata agli studenti di alcune classi degli Istituti Secondari di Secondo grado della Città, parteciperà anche personale del Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica di Ancona che, congiuntamente a personale del Compartimento,  illustrerà l’attività di intervento sulla scena del crimine, anche laddove siano presenti strumenti informatici da analizzare. Gli studenti avranno l’opportunità di assistere e intervenire con domande e quesiti in uno scenario da C.S.I. scientifico-informatico. Alla  tappa di Corinaldo (20.3.2019) parteciperanno attivamente il comunicatore Paolo Nanni, membro dell’Associazione culturale Red (Rete Educazione Digitale) e  le Unità cinofile della Polizia di Stato, con una sorpresa per gli studenti dell’Istituto secondario di primo grado “Sforza” di Corinaldo.

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