Truffa dello specchietto, arrestato un membro della famiglia dei “Camminanti”

Non un semplice raggiro, ma una vera e propria violenza psicologica fatta di intimidazione e un approccio aggressivo

Foto di repertorio

Ha inseguito un’anziana in auto, l’ha fatta fermare e costretta a consegnare tutti i soldi che aveva, convincendola di come quel denaro gli fossero dovuto perché lei, a detta di lui, gli aveva rotto lo specchietto della macchina. Tutto falso. Secondo gli inquirenti era un classico caso di truffa dello specchietto appunto: il truffatore avvicina la vittima, sempre una persona particolarmente fragile, pretendendo del denaro come risarcimento per avergli rotto uno specchietto dell’auto durante una fantomatica manovra avvenuta poco prima. Questa volta a finire nella trappola una 77enne. Ma alla Alfredo Russo-2fine ieri, al termine delle indagini, i carabinieri di Numana, coordinati dal comandante Alfredo Russo (foto a sinistra/in basso), hanno arrestato un 29enne di Noto (provincia di Siracusa), membro dei così detti “Camminanti”, gruppo nomade diffuso in Sicilia.

I fatti 

Il caso è avvenuto lo scorso 10 giugno quando la vittima percorreva la strada provinciale 2 in direzione Coppo. Ad un certo punto la donna si è accorta di essere inseguita da un veicolo che le suonava e lampeggiava, mentre le persone sedute all’interno gesticolavano, intimandole di fermarsi. L’anziana, seppur terrorizzata, si è fermata dopo alcuni chilometri. Poi le si è avvicinata l’uomo che si è affacciato dentro la sua auto dal finestrino e le ha intimato di dargli i soldi con fare minaccioso, urla e un atteggiamento aggressivo. Lei non ci ha pensato due volte e ha consegnato tutto, circa 100 euro.

Le indagini 

Da quel fatto sono partite le indagini dei carabinieri, che sono partiti dalla testimonianza della vittima che ricordava una Volkswagen Golf. Così gli investigatori si sono messi a cercare traccia di quella auto nelle registrazioni delle videocamere installate nel territorio sirolese, fino a quando non ne hanno agganciata una che aveva percorso proprio le strade che idealmente l’avrebbero poi portata, in quell’ora di quel determinato giorno, a trovarsi sul luogo della truffa. I carabinieri hanno così identificato il giovane della comunità dei Camminanti, poi riconosciuto dalla stessa vittima. 

Dalla truffa all'estorsione

Ieri per il siciliano sono scattate le manette con l’accusa di estorsione. Già, perché il reato è passato da truffa ad estorsione per le modalità attraverso le quali il 29enne si è fatto consegnare il denaro. Non un semplice raggiro, ma una vera e propria violenza psicologica fatta di intimidazione e un approccio aggressivo. Sequestrata preventivamente l’auto con cui il nomade avrebbe messo in atto la truffa. 

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