Cronaca

Case sporche senza cibo e in piena pandemia due mascherine al mese. Ecco come la Onlus guadagnava sulla pelle dei migranti

Gli appartamenti erano ubicati ad Ancona, tenuti in pessimo stato e senza condizioni igieniche. Non erano garantiti nemmeno i medicinali

ANCONA - Appartamenti trovati sporchi, senza da mangiare sufficiente a sfamare le persone accolte. Il cibo sarebbe bastato per pochi giorni. Quello trovato spesso era mal conservato. Poi non c'erano biancheria per il bagno, per la cucina e sotto l'emergenza sanitaria del Covid sarebbero state distribuite solo due mascherine al mese. Fa rabbrividire quanto scoperto dall'indagine della squadra mobile di Ancona sull'inchiesta della presunta truffa da parte di una cooperativa, l'Aurora, che gestiva l'accoglienza dei migranti in Italia. La onlus, che è di Perugia, si era aggiudicata nel 2020 un appalto anche per occuparsi della prima accoglienza di stranieri ad Ancona, dove gestiva cinque abitazioni. Stando alle accuse che ha portato la procura di Ancona, con la pm Valentina Bavai, a chiedere ed ottenere tre misure cautelari e il sequestro di cinque immobili per truffa aggravata ai danni dello Stato, la cooperativa incassava quasi 30 euro al giorno per ogni ospite segnalato come falsamente presente. Non solo. A quelli effettivamente presi in carico avrebbe risparmiato nei servizi che andavano offerti da appalto vinto. Servizi che comprendevano pulizia, vestiario, il mangiare, medicinali, assistenza e persino le schede telefoniche. Iniziando ad indagare nel 2021 i poliziotti della mobili guidati da Carlo Pinto hanno trovato una serie di irregolarità anche nelle abitazioni. Gli appartamenti sarebbero stati così sporchi da mettere in dubbio le spese per le pulizie straordinarie che si dovevano effettuare prima dell'acceso dei migranti.

Gli ospiti avrebbero acquistato cibo fresco con il pocket money, la diaria data direttamente ai richiedenti asilo per piccole spese quotidiane, quando sarebbe dovuto essere garantito dalla cooperativa. La onlus non avrebbe rispettati i termini della convenzione, pochi vestiti, poca biancheria intima, nessuna tessera telefonica all'arrivo. Una assistente sociale si occupava di tutte le strutture. E ancora non sarebbe stata garantita la mediazione culturale, nemmeno l'assistente legale, né quella sanitaria. È riportato nell'ordinanza del gip. Anche i medicinali i migranti dovevano acquistarli con la pocket money. I centri di accoglienza straordinaria (Cas) per ospitare i migranti e finiti sotto accusa erano uno in piazza Cavour 8, uno in via Astagno 43, uno in piazza della Libertà 9, uno in via Esino 28 e il quinto in via Maggini 88. In quello fuori della galleria Risorgimento, in piazza della Libertà, il blitz della polizia risale a giovedì mattina, unitamente alla polizia locale che ha dato supporto per la parte amministrativa. La cooperativa perugina, ha più di 30 dipendenti. Sette sono gli indagati, tra i 31 e i 61 anni, tutti della provincia di Perugia (uno è marocchino) di cui tre con le misure interdittive per dieci mesi a contrattare con la pubblica amministrazione: sono la presidente del consiglio di amministrazione e rappresentante legale, il vicepresidente e un dipendente. L'associazione, dopo le misure, è stata commissariata.

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