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Cronaca

Siti fasulli per vendere mascherine fantasma, la truffa in piena pandemia: in due a processo

Sono un 25enne e un 30enne anconetani. Avrebbero manomesso loghi di ditte già accreditate dal ministero della Salute beffando una decina di persone e anche due farmacie

ANCONA - Facevano ordini di mascherine e anche di presidi sanitari per evitare i contagi da Covid-19 ma la merce, seppur pagata con regolare bonifico bancario, non è mai arrivata. Ordini cospicui, anche di 150 mascherine alla volta, che hanno portato a cadere nel tranello di due presunti truffatori anche due farmacie. Con l’accusa di truffa e falsità materiale di documenti informatici sono finiti a processo due anconetani di 30 e 25 anni. Per due mesi, da aprile a giugno del 2020, quando poi sono state fatte le prime denunce alla polizia postale, i due imputati avrebbero incassato fino a 3.500 euro. Delle mascherine, gel disinfettanti e guanti non c’era nemmeno l’ombra. Il 25enne avrebbe fatto le operazioni mentre il 30enne avrebbe fornito i propri dati per la registrazione di due siti a suo nome con i riferimenti bancari del proprio conto per incassare i pagamenti.

Stando alle accuse avrebbero alterato il documento informatico del ministero della Salute, che indicava alla voce “soggetto autorizzato al commercio online di medicinali”, e rilasciato ad una vera società che si occupava di distribuire i presidi sanitari protettivi, per inserirlo nel proprio sito web. Così chi comprava pensava di andare sul sicuro. Personale sanitario e semplici cittadini hanno abboccato, in buona fede, alle offerte di vendita acquistando mascherine ffp2, ffp3, guanti di nitrile e alcol. Tra i beffati sono cadute persone di Civitavecchia, della Germania, da Sanremo e anche da Chiaravalle. Due le farmacie truffate, una a Milano e l'altra con attività a Sanremo. C'è chi ha speso più di 300 euro per 50 mascherine ffp3, chi ha pagato 120 euro la fornitura di guanti, chi 20 euro per sole due mascherine ffp3. Gli importi maggiori sono stati spesi dalle farmacie, una quasi 600 euro per materiale vario e un'altra più di 2mila euro per guanti, alcol e mascherine. Il 25enne, difeso dagli avvocati Costantino Larocca e Federica Battistoni, si dichiara innocente e parla di un indirizzo ip violato da altri. Non avrebbe avuto mai nemmeno un computer. Ha scelto di essere processato in abbreviato, in discussione l'11 luglio. Il 30enne, difeso dall'avvocato Stefano Pauri, respinge le accuse e sostiene di essere stato lui stesso raggirato. Farà l'ordinario il 3 ottobre.

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