«Addio, The King»: la pallanuoto e la vela ricordano Riccardo Cesini

La scomparsa dell'ex capitano della pallanuoto Ancona è stato un fulmine a ciel sereno per quanti lo conoscevano, per gli amici e i cari, e tutto lo sport che rende onore ad un campione dorico

Riccardo Cesini

Un fisico scolpito, un carattere gioviale e l'animo di chi si appresta a vincere sempre nuove sfide senza però lasciare indietro nessuno. Sono tante le persone che hanno incontrato Riccardo Cesini, il 36enne sportivo anconetano deceduto in Liguria a causa di un aneurisma che lo ha stroncato mentre assisteva un amico durante una competizione pedestre. Era il Capitano nel mondo della pallanuoto per quanto aveva dato alla Barbato Design, leader in vasca ma anche fuori per quel suo modo di incitare tutti, anche i più giovani, a dare il meglio di sé e a fare squadra. Era The King, per via di quel fisico scolpito in ogni muscolo, mantenuto nel pianeta delle regate veliche approcciato una decina di anni fa con, anche in questo caso, tante gratificazioni. «Riccardo era un ragazzo sempre disponibile e cordiale con il prossimo – racconta il velista dorico Paolo Marcaccini – Eravamo nello stesso equipaggio, secondi a un solo punti all'Adriatic Trophy 2012 e la cosa che più mi ha colpito era la sua capacità di stemperare con una battuta anche le situazioni di maggiore difficoltà. Si era avvicinato tardi al mondo della vela ma con grande passione. Lavorava per la squadra ed era una persona affidabile. Anche per questo gli armatori se lo contendevano». L'annuncio della tragedia è arrivato ad Ancona tramite qualche messaggio WhatsApp. Dall'incredulità presto si è passati alla triste conferma in un tam tam social che ha fatto il giro del capoluogo. 

Tra campioni ci si conosce ed ecco perché il 36enne se lo ricorderà anche la nuotatrice Valentina Lucconi: «Riccardo un riferimento grosso per la pallanuoto di questa città, è sempre stato un grande motivatore, uno che lavorava tanto riuscendo a tenere salda la squadra, penso che si trovino con fatica persone così carismatiche nello sport. E poi aveva una dedizione per il lavoro, era molto metodico, inevitabilmente un riferimento per i più piccoli, modellati anche intorno alla sua figura. Uno degli sportivi più determinati che abbia mai conosciuto». Su Facebook ci sono anche gli avversaridi sempre a rendere omaggio ad un campione assoluto, come sulla pagina della Pallanuoto jesina:

«È successo tutto così all'improvviso – dice Fausto Aitelli, il presidente della Vela Ancona – e in tutti noi c'è grande sgomento. Conoscevo Riccardo da quanto aveva iniziato la pallanuoto da ragazzino. Aveva grandi capacità tecniche ma anche morali per il modo in cui viveva lo sport. Ne ha apprezzato anche il sacrificio profuso nel dividersi tra lavoro e allenamento. Spesso era in piscina a incitare i ragazzi. Aveva l'anima e l'autorevolezza del capitano. Doti che non si insegnano, per lui erano naturali».

«Lo conosco praticamente da sempre» aggiunge Igor Pace, al suo fianco nelle promozioni in A2 della pallanuoto anconetana nel 2007 (come secondo) e nel 2016 come primo allenatore, che, insieme al cugino, alla notizia è andato subito in Liguria dove, per altro vive Davide. «Aveva il grande pregio di sognare e di realizzare quanto si era prefissato. Una volta portata a termine un'impresa, ricominciava a sognare. Di una lealtà che lasciava disarmati. L'unica volta che l'ho visto arrabbiato è stato quando un arbitro lo ha ripreso giudicando simulazione un fallo che aveva effettivamente subito. "Io, simulazione?" gli urlò, quasi offeso per un qualcosa a lui totalmente estraneo».

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