Strutture di accoglienza, è boom di italiani: «Dietro ogni senzatetto c’è una storia»

L’Associazione Volontari di Strada celebra 10 anni di attività tra i senzatetto che pernottano nelle strade. Presentati i numeri della struttura di accoglienza comunale: è boom di italiani

Da sinistra: Ivan Gardini, Emma Capogrossi e Remo Baldoni

Diminuisce il numero di senza fissa dimora che chiede accoglienza, ma aumenta quello dei bisognosi che bussano più di una volta alla porta di “Un tetto per tutti”, la struttura comunale gestita dalla cooperativa La Gemma. Ad oggi solo il 25% dei bisogni rilevati corrisponde a esigenze legate al fenomeno migratorio (rifugiati o richiedenti Protezione Internazionale), ma il dato è destinato a salire nei prossimi anni quando dai centri di accoglienza ministeriali usciranno la maggior parte di coloro che sono arrivati negli anni 2015 e 2016, periodo in cui l’emergenza sbarchi ha raggiunto il suo picco massimo. Il paese più rappresentato ad oggi? Per il terzo anno consecutivo è proprio l’Italia con il 31,19% delle richieste di assistenza. E’ quanto si legge nel report presentato a Palazzo del Popolo insieme all’iniziativa di beneficenza organizzata da Ikea e dall’Associazione Servizio di Strada, la onlus che celebra i dieci anni di attività. 

La solidarietà di Ikea

Alla conferenza stampa, insieme all’assessore ai Servizi Sociali Emma Capogrossi c’era Ivan Gardini, store manager di Ikea, insieme ai rappresentanti del Servizio di Strada. La onlus, che proprio quest’anno celebra i 10 anni di attività, e la multinazionale svedese collaboreranno fino al prossimo 18 febbraio in una iniziativa di beneficenza: per ogni coperta venduta della serie “Gurli” e “Ipperlyg”, Ikea devolverà 2 euro al Servizio di Strada, ma i clienti possono partecipare attivamente donando ulteriori 2 euro su qualsiasi acquisto. Per la onlus erano presenti i volti storici, Remo Baldoni e Samir Al Atrash oltre al giornalista e volontario Pierfrancesco Curzi: «Andiamo in strada 3 volte a settimana per consegnare pasti, bevande calde, vestiti ma anche umanità- ha spiegato Curzi- davanti a queste persone spesso c’è la tentazione di allontanarsi pensando che si tratti di malviventi ma dietro a ognuno di loro c’è una storia. Non tutti hanno avuto una famiglia, ma hanno talenti incredibili e molto da raccontare». Per Samir i poveri sono dei veri e propri maestri: «Ci accolgono con il sorriso, sono i primi a sdrammatizzare e ad aiutare gli altri poveri che arrivano qui per la prima volta. In strada c’è tanta speranza ed è una lezione di vita». Ancona, spiega Remo Baldoni, attira molti bisognosi da tutta Italia: «di anconetani per strada ce ne sono pochissimi, vengono da altri luoghi perché Ancona per passaparola è una città tranquilla e non violenta come può essere una grande metropoli». 

Chi bussa a “Un tetto per tutti” 

Le persone accolte complessivamente lo scorso anno sono state 327 contro le 346 del 2016. Di queste, ben 102 sono di nazionalità italiana (31,19%) anche se il dato è in calo rispetto al 2016 (32,08%) e al 2015 (35,83%). Il 51% dei richiedenti assistenza è composto proprio da marchigiani, rappresentati a loro volta da un 70% proveniente dalla provincia di Ancona. Staccate le presenze rumene (10,70%) e tunisine (8,26%). Il numero di ingressi, dato che comprende chi ha chiesto più volte l’erogazione del servizio, è salito da 456 dello scorso anno a 484. Cosa porta le persone a chiedere assistenza? Problematiche abitative (96,63%) e povertà (88,99%). La fascia di età maggiormente rappresentata è quella tra i 51 e i 60 anni (18,96%). Respinte 1056 richieste contro le 564 del 2015. «Fino a qualche anno fa queste persone sceglievano di vivere senza una fissa dimora, oggi ci si trovano perché hanno subìto la crisi- ha concluso la Capogrossi- noi abbiamo modificato il nostro modo di lavorare, non offriamo più solo il pasto caldo ma colloqui di valutazione e percorsi di autonomia che aiutino le persone a uscire da queste condizioni». 

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