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foto di repertorio

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Ricostruzione, la Regione tira le somme: il nuovo commissario sarà marchigiano?

A Palazzo Raffaello sono stati presentati i dati sull’attività della Regione a due anni dal sisma. Il Presidente Ceriscioli ha parlato anche del successore di Paola De Micheli

Fase emergenziale quasi conclusa, ricostruzione in corso con 898 cantieri operativi nei comuni del cratere e 166 attività commerciali rientrate nelle proprie comunità. La Regione tira le somme della propria attività a due anni dal terremoto che ha sconvolto il centro Italia. Per quanto riguarda la provincia di Ancona, toccata marginalmente dal sisma rispetto al maceratese all’ascolano, il piano per la ricostruzione pubblica ha previsto 26milioni e mezzo per le opere pubbliche, 5 milioni per l’edilizia residenziale, poco meno di 7 milioni per chiese e beni culturali e 22milioni di euro per le scuole. Tra queste figura l’istituto inaugurato la scorsa settimana dal vice Presidente del Consiglio Luigi Di Maio a Fabriano. Oltre ai numeri, il presidente della Regione Luca Ceriscioli ha anche detto la sua sul commissario per la Ricostruzione che sarà chiamato a sostituire Paola De Micheli, il cui mandato scadrà a settembre: «Non escluderei la nomina di un marchigiano, perché la consapevolezza che la parte più significativa del terremoto è nelle Marche è diventato patrimonio diffuso anche tra chi governa. Qui si gioca il grosso della partita, l’importante è che sia una figura che abbia visione e rapporti a livello nazionale ma con una concretezza ed esperienza legata al territorio proprio come la De Micheli». 

I dati e il futuro

I dati indicano un finanziamento complessivo per opere pubbliche pari a 1 miliardo e 623 milioni di euro, un miliardo in più rispetto ai 670 milioni del 2017. Risorse che sono state ripartite per strade Anas (549 milioni), opere pubbliche (434 milioni), chiese e beni culturali (118 milioni), edilizia residenziale (97 milioni), piani scuole (326 milioni), caserme (75 milioni) donazioni (44 milioni). Proporzionalmente alla gravità dei danni subiti, le risorse sono state devolute alla provincia di Macerata (681 milioni di euro), Ascoli Piceno (222 milioni), Fermo (120 milioni), Ancona (62, 658 milioni) e Pesaro-Urbino (7 milioni). Tra le opere ricostruite nella Regione c’è il ponte di Cingoli, la caserma del Corpo Forestale a Bolognola, le scuole di Arquata, Pieve Torina e Fabriano. Le Sae ordinate sono 1.930, quelle consegnate 1.810 mentre le chiavi di 87 casette verranno rilasciate entro il 24 agosto. 33 Sae saranno invece consegnate entro la metà di settembre nella zona di Camerino, Comune che ha presentato ulteriori richieste lo scorso anno. Dai sopralluoghi effettuati su 110.436 edifici, 47.748 sono risultati inagibili. Le perizie giurate effettuate che sono il primo step per dare avvio alla ricostruzione privata sono 21.405 e ne mancano ancora 7.460. le domande attese dagli Uffici della ricostruzione (USR)  sono 38.500. Per quanto riguarda lo stato delle pratiche presentate per la ricostruzione ad oggi sono 4.658 per un totale concesso di 138.617.039 milioni. 2.883 pratiche si riferiscono ai “danni lievi” dell’edilizia residenziale (per un importo concesso di 96.045.475 euro) , 396 ai “danni gravi” dell’edilizia residenziale (18.586.398 euro ), 98 alle attività produttive (2.139.323 euro), 1.219 alla delocalizzazione delle attività economiche (12.334.947 euro) e 62 al ripristino e ricostruzione immobili produttivi (9.510.895 euro). Da inizio sisma sono state rimosse 490.000 tonnellate di macerie, quasi la totalità in quelle che insistevano su aree pubbliche, e solo lo 0,1% è stato destinato allo smaltimento anziché al recupero dei materiali. Ceriscioli, durante la presentazione dei dati, ha posto l’accento anche sulle 166 attività commerciali riportate nei rispettivi territori accanto alle SAE, tra cui le ultime 4 di Castelsantangelo sul Nera mentre restano da completare gli interventi a Visso e Camerino. E per il futuro? Due richieste al Governo da parte del presidente della Regione. La prima riguarda la semplificazione della normativa per la ricostruzione: «Il 60% dei Comuni ha interventi già finanziati ma non ha il RUP nominato (Responsabile Unico per il Procedimento) e in questo contesto la ricostruzione pubblica va avanti a fatica». Poi la questione del personale che si occupa delle procedure relative al sisma. Per il governatore servono ulteriori risorse umane, ma la priorità è la conferma per le 600 persone che hanno il contratto in scadenza a dicembre. Infine il presidente ha annunciato una stretta dei tempi nell’iter delle ricostruzioni private: «Poteremo a un massimo di 30 giorni il tempo per chiudere la pratica a partire dal giorno dell’autorizzazione, altrimenti si resterà sempre in un limbo fatto di dialoghi informali che vanno oltre le procedure- conclude Ceriscioli- preferisco ci sia un dialogo più stringente». 

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